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SCUOLA/ Che cosa resta oggi della polemica sul preside-sceriffo?

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Gary Cooper in "Mezzogiorno di Fuoco" (Foto dal web)  Gary Cooper in "Mezzogiorno di Fuoco" (Foto dal web)

Da un lato, si trovano oggi a dover rispondere agli obiettivi della direzione regionale, dall'altro costretti a mediare, ancora una volta, all'interno delle scuole. Sapendo, infine, che saranno i primi ad essere valutati. Nonostante, lo ripeto, l'impossibilità di gestione del personale e delle risorse. Un paradosso tutto italiano.

Se un preside ha una buona capacità relazionale può in qualche modo incidere, altrimenti si nasconde, ieri come oggi, dietro le solite logiche collettive, rimodulate, ma sempre presenti. A parte quei casi di presidi incolori, innamorati dei conflitti fine a se stessi o di gestioni non trasparenti: per questi motivi, il supporto delle ispezioni ed i contrappesi all'interno dei consigli di istituto sarebbero sempre necessari, indispensabili. Anzi, sarebbe importante, per le nomine triennali dei presidi, una delibera di validazione almeno del consiglio di istituto.

Qual è il punto dolens? Il mancato, anzitutto per la funzione del preside, riconoscimento che la responsabilità è sempre personale, prima che collettiva. Il cuore delle infinite polemiche. Cosa scontata nella nostra "società aperta", ancora un tabù nel mondo della scuola.

Non un tabù per la valutazione degli studenti, ma per quella sui docenti, cioè sui valutatori degli studenti. Un non senso.

Se il direttore regionale, secondo una sua diretta responsabilità, potrà decidere le sorti dei presidi, se, ancora, i docenti potranno, ancora secondo una loro diretta responsabilità, decidere le sorti dei loro studenti, per il preside, invece, viene prevista una situazione ibrida. Non legata ad una chiara cultura dei risultati, ma ai mille soliti compromessi, magari mitigati, ma sempre compromessi.

Sono oggi i presidi preparati a raccogliere una sfida qualitativa oltre questi compromessi al ribasso?

Ce lo possiamo dire: non tutti i presidi, già oggi, sono in grado o nelle condizioni di assumere quell'autorevolezza che sola li può aiutare a governare quei compromessi in ordine ai "risultati" richiesti dagli "obiettivi" assegnati. Sono pessimista se credo che una parte dei presidi oggi non è adeguata ad assumere un ruolo positivo e propositivo, stimolatori di coscienza, ma, prima ancora, esempi di una cristallina responsabilità pubblica?

In questa "Buona Scuola" manca il passo ulteriore, cioè un'effettiva autonomia scolastica, nel senso di "scuole delle comunità locali" non legate più al principio-prassi del vecchio centralismo italico, riassunto nel motto "tutto ciò che non è permesso, è vietato". 



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