BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Che cosa resta oggi della polemica sul preside-sceriffo?

Pubblicazione:

Gary Cooper in "Mezzogiorno di Fuoco" (Foto dal web)  Gary Cooper in "Mezzogiorno di Fuoco" (Foto dal web)

Non si parla più di "preside sceriffo". Uno slogan che, ce lo possiamo dire, ha funzionato nelle infinite polemiche sulla "Buona Scuola". Tanto da mascherare e nascondere il vero motivo del contendere, cioè l'etica della responsabilità. Sapendo, infine, che la responsabilità è sempre ed anzitutto personale. Ognuno, cioè, per la propria parte. Contro, dunque, tutte le massificazioni, i finti egualitarismi eccetera. Nelle valutazioni degli studenti non combattiamo forse quegli stessi finti egualitarismi? Nel senso che esiste il diritto/dovere all'istruzione, ma non alla promozione, come per tutti noi esiste il diritto/dovere al lavoro, ma non al posto di lavoro.

Non se ne parla più, dunque, del preside-sceriffo.

Si vedrà se, tra bonus da distribuire e chiamate da costruire in relazione agli ambiti territoriali, quello slogan era più o meno reale, oppure solo un mettere le mani avanti di fronte ad un rischio, cioè la logica degli amici degli amici.

Si farà ancora di tutto un'erba un fascio, oppure si analizzerà caso per caso, per capire chi è corretto, trasparente, interessato alle "evidenze" più che ad altri criteri più discrezionali?

Intanto c'è chi spera che il nuovo vento politico porti alla cancellazione di tutte le novità di questi ultimi anni. Non sapendo, forse, che questo nuovo vento si è costituito sulla base dell'andare contro, non su quello della proposta di governo. Vedremo come si passerà dalla protesta alla proposta. Abbiamo già visto come il consenso poi cambi in modo velocissimo.

Io non darei credito a queste illusioni, perché poi, alla fine, conta sempre il principio di realtà. E la realtà è sempre criterio di se stessa.

Cosa resta dunque della feroce polemica sul preside-sceriffo? Meglio ancora: come stanno i presidi oggi, oberati da mille incombenze, ed in molti costretti al dono dell'ubiquità tra due scuole?

Mi verrebbe da dire che tutti i presidi, più o meno in grado di reggere all'onta d'urto delle nuove complessità, si sono trovati, loro malgrado, al centro della scelta del governo, nel senso di una responsabilità che è stata loro assegnata, se non imposta. Una responsabilità che, senza dubbio, li ha messi sì al centro della vita della scuola, per il vestito disegnato loro addosso, ma in una forma che alla fine è sembrato quasi uno scaricabarile: responsabili primi dei risultati, ma, provare per credere, senza una reale capacità di incisione nel governo delle "risorse umane". Non parlo solo della scelta dei docenti, e del personale Ata, ma anche di quelle logistiche e finanziarie.

In poche parole, sono diventati dei parafulmini, senza una reale possibilità di incisione. Propaggini, al massimo, della strutturazione periferica del potere centrale, cioè ministeriale, e delle direzioni regionali, ma non concreta forza motrice delle autonomie locali, cioè delle comunità scolastiche. In grado di proporre e scegliere le migliori modalità di risposta alle nuove domande formative. 



  PAG. SUCC. >