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SCUOLA/ "Maturità", un esame fatto per gli studenti o per giornali e tv?

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Il secondo: pur di guadagnarne qualche risonanza mediatica e politica a livello nazionale, ogni anno la tentazione del ministro di turno è di scegliere prove d'esame culturalmente politically correct. Così è andata anche quest'anno, con l'omaggio ad Eco, la (sbagliata) citazione di Sgarbi sul tema del paesaggio, il retorico titolo ad affetto ("E' il Pil che misura tutto?"), il richiamo agli astronauti Guidoni e Samantha Cristoforetti, la ricorrenza prevedibile dei 70 anni del voto alle donne. Ma siamo sicuri che scelte di questo genere non aiutino più la spettacolarizzazione dell'evento che la libertà, la cultura e la responsabilità dei docenti e delle scuole? Non sarebbe meglio che il ministro di turno eliminasse ogni retropensiero di scelte politicamente orientate?
Il terzo: da anni si sostiene la necessità di insegnare e di apprendere per competenze. Si è finalmente scoperta l'importanza strategica nella formazione dei giovani, di estese esperienze di lavoro, sia esso industriale o sociale, rilette e interpretate attraverso precise conoscenze critiche. Solo da questo processo, può nascere l'innovazione, l'attitudine all'imprenditorialità personale, la ricerca. Nonostante queste nuove consapevolezze, manteniamo la contraddizione di prove di esami con cui si valutano solo conoscenze, con votazioni molto difformi a seconda dei territori e delle scuole e che, proprio per questo, non sono ritenute attendibili per l'accesso all'università o per l'ingresso nel mondo del lavoro.
Siamo davvero sicuri che valga la pena di continuare così? Nemmeno un dubbio?



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COMMENTI
29/06/2016 - eppur si muove (Claudio Cereda)

Del ragionamento di Valentina Aprea (le tre domande) affronto solo la terza perché il peso del ministro nel farsi bello con il tema mi sembra irrilevante. Quando facevo ancora il DS e la Aprea presiedeva la commissione istruzione è partito il riordino Gelmini. In entrambi i regolamenti (ist. tecnica e liceale) erano previsti adeguamenti dell'esame di stato. Li ho attesi dal ministro Gelmini e li attendo da Giannini (che sono pari sul piano dell'inerzia). Detto ciò, vista da fuori, mi pare che qualche cambiamento (con il cacciavite) si sia fatto nella struttura e nei contenuti della seconda prova sia allo scientifico, sia tra i tecnici. In particolare le prove dei tecnici mi paiono orientate a costringere la scuola a lavorare sulle competenze in uscita (economia aziendale per AFM, lingua a relazioni internazionali per il Marketing, informatica agl informatici di AFM e sistemi a quelli del tecnologico). L'impressione mia è che ci sia un po' di aria nuova. Sarebbe interessante che qualche presidente di quelli in grado di comprendere la II prova ci raccontasse come è andata dentro le commissioni e sarà interessante vedere l'anno prossimo quando la II prova andrà agli esterni.