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SCUOLA/ Così il centralismo mette i "maestri" in naftalina

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Di educatori la cui esperienza è diventata metodo educativo, normalmente con risultati superiori alla media della realtà del singolo buon professionista, non mancano esempi. La stranezza della scuola italiana centralista è quella di non dare spazio reale al processo identitario dal basso, che non è affare di uno, e nemmeno di uno che si affidi a dei "maestri", ma di un gruppo che condivida una prospettiva educativa. Che essendo un corpo vivo, ha quell'anima che la Buona Scuola non ha.
La cosa è talmente reale e concreta che si può concretizzare nella cellula più piccola e insignificante del corpo scuola: il consiglio di classe, all'opera sempre e comunque nella scuola, e il più facilmente rivitalizzabile perché a contatto quotidiano con l'unico vero "fattore di revisione programmatica" sempre presente nella scuola: i suoi studenti. Non certo le "scosse" di revisioni organizzative a modalità arlecchinesca.



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