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UNIVERSITA'/ La ricerca è eccellente, ma chi sono i nemici del "miracolo"?

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L'introduzione del concetto di costo standard come mezzo di ripartizione dei finanziamenti  favorisce un'aumento di attrattività dei corsi erogati. Gli organi di ateneo come i nuclei di OIV i presidi di qualità assumono, sempre più, un ruolo fondamentale perché con la loro azione costruiscono la qualità del sistema eliminando doppioni e sprechi accumulati favore di una maggiore e più razionale efficienza.

Vediamo in maniera sintetica i risultati indagine Anvur. 

Il fenomeno degno di nota in controtendenza con il dato degli anni scorsi è che il calo degli immatricolati si è arrestato. Nonostante la crisi, le scarse risorse dedicate al diritto allo studio, le famiglie hanno ripreso a mandare i figli all'università, le immatricolazioni aumentano dell'1,6% (del 2,4% tra i neodiplomati con età tra pari o inferiore a 20 anni). 

La distribuzione degli iscritti al primo anno non è uniforme sul territorio. Nell'anno 2015/2016 il numero degli immatricolati per area di residenza è cresciuto al nord in misura significativa (3,2%), si è leggermente ridotto al centro (-0,1) ed è lievemente cresciuto nel mezzogiorno (0,4%). Elemento altrettanto degno di nota è la progressiva contrazione degli iscritti nelle fasce più elevate: mentre in precedenza gli immatricolati con età superiore ai 25 anni rappresentavano ben il 15%, ora essi sono soltanto il 4%. Le matricole dell'a.a. 2015/2016 sono in prevalenza donne (55%), vivono in gran parte al nord. Molti provengono dai licei scientifici. Pochi provengono dagli istituti tecnici, il 9% degli iscritti sono figli di immigrati. Sulla mobilità degli immatricolati sono aumentati gli studenti che si vanno a iscrivere fuori regione (22%, erano il 18%). Dal mezzogiorno preferibilmente al centro nord (+24%). Gli studenti degli atenei meridionali sono diminuiti del 17%. Quelli del centro sono calati del 5% e nel nord-est dell'1%. Le università del nord ovest aumentano gli iscritti del (+4%), perché meglio collegate con un ricco tessuto produttivo (il Piemonte registra un incremento del 26% di iscritti provenienti da altre regioni).

Sale dal 34,9% al 44,5% la percentuale di laureati "regolari". Resta alto, al 14%, il tasso di abbandono tra primo e il secondo anno nei corsi triennali di primo livello, si confermano tassi di abbandono decisamente più bassi nei corsi a ciclo unico (farmacia e medicina, dove la percentuale è del 6-7%).

Nel nostro Paese il 42% abbandona l'università, mentre nel resto d'Europa la media è 31% e 30% la media Ocse. Gli studenti provenienti dagli istituti tecnici professionali sono quelli che più facilmente abbandonano (tra il 44% e il 48%).

In media gli atenei italiani sfornano 300mila laureati l'anno, di cui circa il 59% sono donne, prevalentemente provenienti da un liceo scientifico. Un numero che, rapportato alla popolazione della classe d'età 23-34 anni, corrisponde a un basso tasso di laureati, 24% contro il 37% della media Ue e il 41% dell'Ocse; d'altronde il nostro Paese presenta un tasso di accesso all'istruzione terziaria del 42%, mentre la media Ue è del 63% e quella Ocse del 67%.  



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