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UNIVERSITA'/ La ricerca è eccellente, ma chi sono i nemici del "miracolo"?

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Ma, a differenza degli altri Paesi, da noi mancano all'appello soprattutto i giovani adulti già introdotti nel mondo del lavoro. Avere un titolo di laurea dà maggiori opportunità di lavoro: a tre anni dal conseguimento del titolo è occupato il 66% dei laureati triennali, il 70% dei laureati magistrali biennali e il 49% dei laureati a ciclo unico.

Nel periodo 2011-2014 la disoccupazione giovanile in Europa e in zona euro è cresciuta, a differenza di quanto accaduto nei Paesi Ocse e negli Stati Uniti. In Italia il tasso di disoccupazione è passato dall'8% del 2011 al 12,7% nel 2014. Ma ciò che va messo in evidenza è che il nostro Paese risulta essere ultimo in graduatoria per livelli di competenza linguistica, con quote di poco più del 3% della popolazione adulta contro il 12% nella media dei paesi partecipanti e il 23% del Giappone (paese in testa alla graduatoria). In questo contesto l'istruzione universitaria dà un valido contributo: tra il 2007 e il 2014 lo scarto tra il tasso di disoccupazione dei laureati quello dei neodiplomati è passato da 3,6 punti a 12,3 punti a favore dei laureati.

Molto c'è da dire sulle carriere lavorative dei laureati triennali (il 54% proseguono con laurea magistrale), si verificano tassi di occupazione del 66% a tre anni dalla laurea per salire al 70% per i laureati magistrali e 49% per quelli a ciclo unico (farmacia, giurisprudenza, medicina e veterinaria).

Il problema del sistema di formazione nel nostro Paese non è soltanto legato alla scarsità di risorse ma lì comincia, perché se si sostiene il diritto allo studio e la prospettiva di carriera dei ricercatori e studiosi favorendo la mobilità si diventa competitivi ed attrattivi; se non si aumenta la quota investita in formazione e ricerca, la crescita sarà via via sempre più contenuta.



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