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SCUOLA/ Bonus merito, com'è difficile scegliere i prof più bravi. O forse no

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Naturalmente queste varie ipotesi di lavoro (esclusa l'ultima, ovviamente) qui presentate in forma necessariamente schematica, si stanno combinando in forme varie ed eclettiche. Nessuna formula, al momento, sembra tuttavia raccogliere un consenso largamente diffuso e lascia i dirigenti a decidere da soli e in una situazione di obiettivo imbarazzo. 

Imbarazzo che si sarebbe potuto evitare se il legislatore anziché concepire il primo triennio di attuazione della legge come una sorta di sperimentazione nazionale (in attesa che un comitato nazionale di esperti indichi alcune linee più cogenti) avesse previsto, in modo più prudente e forse anche più costruttivo, un triennio di sperimentazioni mirate in un ristretto gruppo di scuole. Dopo questo periodo sperimentale — com'è avvenuto con le iniziative che hanno preceduto l'entrata a regime del Servizio Nazionale di Valutazione — sarebbe potuta entrare in vigore in tutto il Paese con maggiore organicità la scelta dei migliori. 

A tal riguardo vale la pena di accennare all'inopinata interruzione dell'iniziativa sperimentale (contestatissima dai sindacati, ma utilissima), avviata dal ministro Gelmini in collaborazione con Trellle e la Fondazione per la Scuola, nota come "Valorizza", che ha aperto la strada all'attuale normativa. Se la sperimentazione si fosse prolungata invece di chiudersi frettolosamente, forse molti interrogativi oggi aperti avrebbero avuto qualche soluzione. 

In un settore così delicato e così strategico che tocca corde molto sensibili delle persone l'odierno faticoso avvio potrebbe compromettere (speriamo di no) la portata innovativa della valorizzazione degli insegnanti più bravi. Invece la scuola non solo ha bisogno di insegnanti bravi, ma ha anche bisogno di riconoscerli pubblicamente. 



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