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SCUOLA/ Se anche l'esame di stato confonde private e paritarie

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (LaPresse)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (LaPresse)

Con obiettivi diversi, è la stessa modalità usata nella stesura della legge 107/2015 che ha prodotto gravi problemi al nostro settore, evidenziati in dettaglio in un mio articolo su questa testata.
Ma la situazione peggiora allorché nella traccia compare, nella seconda parte, una domanda precisa: "Secondo il candidato, nel sistema di istruzione italiano la presenza, sia pure minoritaria, di scuole private accanto a quelle pubbliche rappresenta un valore aggiunto?".
Il peggioramento non si riferisce al termine "presenza minoritaria" , dato che è solo un'evidenza della verità, ma aver usato ancora una volta il termine "scuole private" in contrapposizione a "quelle pubbliche" non evidenziando, come andrebbe fatto, che la scuola paritaria è una scuola pubblica a tutti gli effetti poiché permette ai cittadini di esercitare il loro diritto all'istruzione ed alla formazione e perché è vigente la ricordata legge di parità che lo sancisce.
Cosa dire in conclusione? In primis è un'altra occasione persa dalle istituzioni per mandare un messaggio chiaro e corretto sulla natura e la collocazione anche giuridica della scuola paritaria. In secondo luogo rischia di avvalorare la tesi di chi ha una posizione culturale contraria alla presenza della scuola paritaria, così come ricordato nella conferenza di servizio citata nel mio articolo e secondo cui "la scuola paritaria è ancora vista come un 'incidente di percorso', un 'errore' all'interno di un sistema di istruzione e formazione che è — e tale deve rimanere — esclusivamente statale e, di conseguenza, nonostante le norme vigenti, è considerata un problema con l'effetto di essere tollerata, ignorata, controllata" (vedi slide n. 3-4-5 dell'intervento).
L'auspicio è che il ministro Giannini, dato che per legge è colei che ha scelto le tracce, ci dia una sua interpretazione di questa impostazione, anche perché fin dall'inizio del suo mandato i suoi interventi verso la scuola paritaria sono sempre stati favorevoli, propositivi, di grande apertura e per questo da tutti noi molto apprezzati.
La nostra è una richiesta di aiuto per ottenere un cambio di direzione dell'opinione pubblica affinché  si possa finalmente avere nel Paese una visione corretta, quale dovrebbe essere, per la quale scuola statale e paritaria, in pari dignità e con reciproca stima, collaborino per realizzare la mission per la quale esistono: un sistema educativo di qualità utile alla formazione e alla crescita e che sappia offrire un futuro positivo ai nostri giovani.



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COMMENTI
09/07/2016 - Chiarezza di posizione (Roberto Pasolini)

Non è mia abitudine proseguire querelle su posizioni culturali diverse attraverso strumenti di comunicazione che questo del Commenti offerto dalla testata, ma, dopo aver democraticamente battagliato per anni per ottenere una legge che riconoscesse la parità scolastica nel Nostro Paese, ritengo doveroso esprimere la mia posizione affinché sia chiara per tutti coloro che leggeranno. Non ho mai sostenuto la tesi che pubblico/privato fossero sinonimi, non l’ho mai detto né scritto ed è tesi che considero sbagliata. La mia posizione, condivisa da giuristi e costituzionalisti, è la seguente: la scuola paritaria eroga un servizio pubblico essenziale, quello dell’istruzione, pubblico perché permette a famiglie e studenti di esercitare un diritto costituzionalmente riconosciuto ed in questo senso è scuola pubblica, come continua ad asserire anche il “padre politico” della legge di parità, il Professor Luigi Berlinguer.

 
02/07/2016 - Ad arrampicarsi sugli specchi...si scivola giù (Franco Labella)

Si rassegni Pasolini: c'ha provato a "riscrivere" la Costituzione ma le è andata male. Non si può, per sostenere una posizione rispettabile, lamentare una carenza terminologica che non aveva senso usare nel contesto dato e costruirci pure un articolo partendo dalla Costituzione vigente. Questo è quanto. Se poi, con la chiusa finale, voleva assumere anche la responsabilità del titolo (modificato) faccia pure. Ma non è esattamente un argomento che va a suo favore. Anche perché la sua tesi che privato/pubblico siano sinonimi grida vendetta al cospetto dell'italiano innanzitutto.

 
01/07/2016 - Pasolini, si cerchi un altro pretesto.... (Franco Labella)

Un articolo, sia pur breve, dedicato ad un ipotetico errore che non c'è. E' vero che siamo d'estate e che il dibattito latita ma forse il preside Pasolini doveva scegliere un altro pretesto. Perchè di pretesto proprio si tratta. Ci fa sapere l'autore che il punto di partenza è la Costituzione e la sua genesi. Allora la prima domanda è: possibile che si ignori che la lettera dell'art. 33 parla di "Enti e privati...." e non viene usato mai il termine "paritaria"? Perfino la relazione di Ruini, di cui lo stralcio presente nella traccia, usa il termine dell'epoca e cioè "parificazione". Le paritarie sono nate l'altro ieri, prima c'erano le parificate. Possibile che poi si ignori che la qualifica di paritaria viene attribuita solo e soltanto a scuole private? Ed allora se proprio dobbiamo rinverdire il tema scegliamo almeno un altro pretesto... Paritarie, cioè private? Esattamente, quindi titolista promosso.... fino al punto di domanda. Poi se si va avanti nel titolo: bocciato senza pietà. Nella scuola pubblica statale almeno sì... nelle private paritarie nescio. Firmato: il prof. di Diritto.

RISPOSTA:

Ringrazio il professor Labella per il suo intervento poiché rende concreto quello che nel mio articolo ho definito "rischio di avvalorare la tesi di chi ha una posizione culturale contraria alla presenza della scuola paritaria"; e che lui si collochi tra coloro che tollerano la scuola paritaria e non tra coloro che ritengano sia giusto valorizzarla nell'interesse del Paese, ritengo sia facile deduzione. Nel merito, rimane evidente che i termini usati nella stesura della Costituzione non potevano che essere quelle che l'impianto giuridico ed il momento storico permettevano. La scuola paritaria non esisteva perché è stata riconosciuta nel 2000, come oggi non esiste più la condizione giuridica di scuola parificata. A mio avviso l'errore è non aver evidenziato l'evoluzione normativa nella premessa alle domande e soprattutto la modalità della domanda 2, dato che oggi le scuola non sono più "private", ma paritarie private, come recita la legge 62, foss'anche avessero usato il termine paritarie rimane l'errore della contrapposizione con pubbliche dato che, dopo la legge 62, tutta la scuola è pubblica, statale e paritaria. Si rassegni Labella: la scuola paritaria è pubblica ed esiste. Per quanto riguarda i giudizi poco gradevoli nei miei confronti, da cristiano dovrei porgere l'altra guancia, ma confesso di non averlo quasi mai fatto, preferisco seguire l'insegnamento dei miei genitori: non metterti sullo stesso piano e quindi lascia perdere. RP