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SCUOLA/ Se anche l'esame di stato confonde private e paritarie

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (LaPresse)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (LaPresse)

Le tracce scelte dal ministero per gli esami di Stato iniziati nei giorni scorsi, hanno, come sempre, fatto notizia, sia per la sostanziale buona scelta per la prova di italiano, sia per le situazioni particolari relative alla seconda prova, dove ha tenuto banco quella di matematica non tanto per qualche errore nel testo, come purtroppo è capitato negli anni, ma per la difficoltà incontrata dagli studenti e da molti definita "una missione impossibile" con qualche critica per la differente impostazione della traccia rispetto alle simulazioni fatte avere alle scuole durante l'anno scolastico.
Le luci della ribalta verso la matematica hanno di fatto "oscurato" l'interesse e l'approfondimento verso le tracce degli altri ordini di studi, anche quella per il liceo delle scienze umane ad indirizzo economico-sociale che, a sorpresa, ha offerto agli studenti una traccia di diritto ed economia politica riguardante il dibattito "tra scuola pubblica e paritaria", come riportano sinteticamente i siti specializzati che trattano le prove somministrate durante questi esami di Stato; ma il termine "paritaria", come vedremo, non compare mai nel testo.
Il testo sottoposto che si riferisce alla relazione dell'Assemblea Costituente ha sicuramente i suoi pregi sia da un punto di vista costituzionale, sia da un punto di vista culturale, sia da un punto di vista della sottolineatura dei diritti e dei principi espressi: "spetta alla Repubblica dettare le norme generali sull'istruzione, organizzare la scuola di Stato in tutti i suoi gradi, assicurare ad enti e privati la facoltà di istituire altre scuole … Tutto ciò non costituisce un monopolio statale  … Quando le scuole non statali chiedono la parificazione, la legge ne definisce gli obblighi e la sorveglianza da parte dello Stato, e nel tempo stesso ne assicura la effettiva libertà garantendo parità di trattamento agli alunni, a parità di condizioni didattiche".
Che un tale testo, inoltre, sia stato scelto per commemorare il 70esimo anniversario dell'avvio dei lavori dell'Assemblea Costituente, è un onore per chi opera nella scuola e ci inorgoglisce.
Il problema sorge sul "come" viene posto, un come che, ancora una volta, e lo stiamo vivendo da anni, non dichiara la vera natura della scuola paritaria, il suo riconoscimento ad una pari dignità perché, per legge (62/2000), fa parte dell'Unico Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione.
Il fatto che nel testo non compaia mai la dizione "paritaria" preoccupa poiché è come disconoscerne l'esistenza, la funzione sociale, il valore, l'utilità e quanto sia una vera risorsa formativa per il Paese agli occhi dei lettori, che nella stragrande maggioranza sono studenti e referenti di scuola statale. Così scritto non fa onore alla verità ed è l'opposto di quanto serve a questo settore affinché l'opinione pubblica elimini le ideologie ed acquisisca la giusta considerazione e stima della presenza della scuola paritaria nel nostro Paese.



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COMMENTI
09/07/2016 - Chiarezza di posizione (Roberto Pasolini)

Non è mia abitudine proseguire querelle su posizioni culturali diverse attraverso strumenti di comunicazione che questo del Commenti offerto dalla testata, ma, dopo aver democraticamente battagliato per anni per ottenere una legge che riconoscesse la parità scolastica nel Nostro Paese, ritengo doveroso esprimere la mia posizione affinché sia chiara per tutti coloro che leggeranno. Non ho mai sostenuto la tesi che pubblico/privato fossero sinonimi, non l’ho mai detto né scritto ed è tesi che considero sbagliata. La mia posizione, condivisa da giuristi e costituzionalisti, è la seguente: la scuola paritaria eroga un servizio pubblico essenziale, quello dell’istruzione, pubblico perché permette a famiglie e studenti di esercitare un diritto costituzionalmente riconosciuto ed in questo senso è scuola pubblica, come continua ad asserire anche il “padre politico” della legge di parità, il Professor Luigi Berlinguer.

 
02/07/2016 - Ad arrampicarsi sugli specchi...si scivola giù (Franco Labella)

Si rassegni Pasolini: c'ha provato a "riscrivere" la Costituzione ma le è andata male. Non si può, per sostenere una posizione rispettabile, lamentare una carenza terminologica che non aveva senso usare nel contesto dato e costruirci pure un articolo partendo dalla Costituzione vigente. Questo è quanto. Se poi, con la chiusa finale, voleva assumere anche la responsabilità del titolo (modificato) faccia pure. Ma non è esattamente un argomento che va a suo favore. Anche perché la sua tesi che privato/pubblico siano sinonimi grida vendetta al cospetto dell'italiano innanzitutto.

 
01/07/2016 - Pasolini, si cerchi un altro pretesto.... (Franco Labella)

Un articolo, sia pur breve, dedicato ad un ipotetico errore che non c'è. E' vero che siamo d'estate e che il dibattito latita ma forse il preside Pasolini doveva scegliere un altro pretesto. Perchè di pretesto proprio si tratta. Ci fa sapere l'autore che il punto di partenza è la Costituzione e la sua genesi. Allora la prima domanda è: possibile che si ignori che la lettera dell'art. 33 parla di "Enti e privati...." e non viene usato mai il termine "paritaria"? Perfino la relazione di Ruini, di cui lo stralcio presente nella traccia, usa il termine dell'epoca e cioè "parificazione". Le paritarie sono nate l'altro ieri, prima c'erano le parificate. Possibile che poi si ignori che la qualifica di paritaria viene attribuita solo e soltanto a scuole private? Ed allora se proprio dobbiamo rinverdire il tema scegliamo almeno un altro pretesto... Paritarie, cioè private? Esattamente, quindi titolista promosso.... fino al punto di domanda. Poi se si va avanti nel titolo: bocciato senza pietà. Nella scuola pubblica statale almeno sì... nelle private paritarie nescio. Firmato: il prof. di Diritto.

RISPOSTA:

Ringrazio il professor Labella per il suo intervento poiché rende concreto quello che nel mio articolo ho definito "rischio di avvalorare la tesi di chi ha una posizione culturale contraria alla presenza della scuola paritaria"; e che lui si collochi tra coloro che tollerano la scuola paritaria e non tra coloro che ritengano sia giusto valorizzarla nell'interesse del Paese, ritengo sia facile deduzione. Nel merito, rimane evidente che i termini usati nella stesura della Costituzione non potevano che essere quelle che l'impianto giuridico ed il momento storico permettevano. La scuola paritaria non esisteva perché è stata riconosciuta nel 2000, come oggi non esiste più la condizione giuridica di scuola parificata. A mio avviso l'errore è non aver evidenziato l'evoluzione normativa nella premessa alle domande e soprattutto la modalità della domanda 2, dato che oggi le scuola non sono più "private", ma paritarie private, come recita la legge 62, foss'anche avessero usato il termine paritarie rimane l'errore della contrapposizione con pubbliche dato che, dopo la legge 62, tutta la scuola è pubblica, statale e paritaria. Si rassegni Labella: la scuola paritaria è pubblica ed esiste. Per quanto riguarda i giudizi poco gradevoli nei miei confronti, da cristiano dovrei porgere l'altra guancia, ma confesso di non averlo quasi mai fatto, preferisco seguire l'insegnamento dei miei genitori: non metterti sullo stesso piano e quindi lascia perdere. RP