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SCUOLA/ I "collegamenti"? No grazie, meglio argomentare

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Antico mappamondo (Foto dal web)  Antico mappamondo (Foto dal web)

Certo, non occorre dirlo esplicitamente, ma chi vuole può leggerlo tra le righe. In secondo luogo, la credibilità degli insegnanti sta anche nella cura con la quale il lavoro è impostato: indicazioni chiare e materiale preparato per ciascuno. Soprattutto, poi, è vincente il criterio adottato: scopo ultimo del lavoro era imparare un poco a pensare, osservando, ascoltando gli altri, e paragonandosi con loro. Le poche righe di Manzoni erano l'intestazione del foglio distribuito a tutti, e abbiamo iniziato il lavoro proprio leggendole e commentandole.
Un percorso didattico così mi ha aiutato a capire ancora meglio che cosa significa interdisciplinarità, che non è lo sforzo di accatastare discipline per essere alla moda — sfogliando manuali di storia e italiano, delle medie e del liceo, mi sembra che una mania del link con altre materie si sia impossessata dell'editoria scolastica; alcuni libri assomigliano a un videogioco, pieno di immagini, colori, riquadri, rimandi, schemini e domandine… Sembra spesso scomparsa l'esposizione, lucida e distesa, di un argomento, quasi che la cosa in sé fosse ormai riprovevole.
Al contrario, il legame sano tra le discipline si dà quando esiste un criterio unificante per studiarle; quando ci si accorge che il modo in cui si ragiona nell'una può aiutare a comprendere anche l'altra. Solo a questo punto il possibile nesso specifico tra due discipline — il "contenuto" comune — diventa realmente istruttivo per un ragazzo. E allora scopriamo che Las Casas argomenta che gli indios sono uomini come noi, mentre Sépulveda sostiene che sono peggio delle bestie: entrambi usano tesi, argomenti ed esempi, proprio come si cerca di fare in un tema in classe. Evviva, allora, l'accostamento di discipline e materie, quando questo si fonda su un metodo comune: osservare, ascoltare, paragonare; da qui possono di certo nascere nuove scoperte, per docenti e studenti.



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