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SCUOLA/ Liceo classico, "rifondarlo" con Eco e Roland Barthes

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Jorge Luis Borges (1889-1986) (Foto Alicia D'Amico - Wikipedia)  Jorge Luis Borges (1889-1986) (Foto Alicia D'Amico - Wikipedia)

Il Classico, o del Liceo — Ma l'arringa difensiva di Eco è capace anche di rigirare il coltello in molte piaghe. Secondo la Difesa, il liceo classico avrebbe infatti bisogno soprattutto di estendere il dominio delle sue proprie discipline, in particolare verso l'arte e la musica. Davvero incredibile questo vuoto nel fior fiore della scuola italiana, dominata dal linguaggio filosofico e filologico, che ora si vorrebbe scientifico, piuttosto che da quello artistico e letterario. E il liceo classico, sembra scontato affermarlo ma è davvero cruciale, dovrebbe riformare ciò che più lo contraddistingue: l'insegnamento delle lingue classiche, il latino su tutte: "I maturandi dei miei tempi uscivano dal classico senza essere capaci, in genere, di leggere Orazio a prima vista, e talora neppure un'epigrafe su un monumento antico, per non dire una enciclica. C'è dunque qualcosa che non va nel modo in cui il latino viene insegnato. Per esempio si fanno esercizi certo indispensabili sui grandi autori della latinità, ma non si prova mai a dialogare in un latino elementare, come facevano i dotti europei sino a pochissimo tempo fa". Con l'avvertenza, ci permettiamo di aggiungere, che non si confonda questa ampiezza di testi con i metodi usa e getta in cui si è ridotto l'insegnamento delle lingue moderne, per le quali l'incremento di "familiarità" è direttamente proporzionale alla turistica stupidaggine dei "contenuti" e alla riduzione della dimensione letteraria, classica per eccellenza. 

Tuttavia, al di là di questa o quella revisione, a noi sembra che ogni indirizzo di liceo o di istituto superiore, università compresa, dovrebbe piuttosto rinnovare la categoria stessa di licealità di cui in ogni caso si compone: è questa dimensione culturale ad essere veramente compromessa, essendo una dimensione del sapere comune a tutti gli ordini di scuola superiore, e non invece una dimensione del sapere che coincide tout-court con un certo ordine di istruzione (il liceo, appunto). 

La licealità si esprime nella forma di una lezione pensata per un ristretto numero di studenti; in una retorica della conversazione piuttosto che nella relazione di convegno o nell'argomentazione accademica; nell'immediata relazione fra docente e discente; nella possibilità di variare una pluralità di metodi in dialogo fra loro; nel proporre momenti analitici sempre ricomposti in sintesi di senso; nella possibilità di una ricca varietà di stili culturali e di registri espositivi; infine, in una dimensione del sapere verificata anche esistenzialmente dai soggetti coinvolti nel processo conoscitivo, piuttosto che dalla neutralità impersonale di un metodo procedurale identico per ogni sapere e per ogni sapiente. 

Saremo allora con Umberto Eco, che propone un "liceo umanistico-scientifico", ma solo se rifondato su un'epistemologia liceale, nella quale ogni sapere specialistico torni nell'alveo culturale complessivo e integrale da cui si è avviato, e ritorni nella lingua umana (in questo senso umanistica), che sola, per natura e struttura, è capace di restituire l'unità della cultura. 



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