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SCUOLA/ La chiamata diretta? Di "diretto" non c'è nulla, decide il Miur

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Infatti, sembra evidente che con gli accordi sulla mobilità e sulla chiamata diretta si siano depotenziati gli ambiti territoriali e si sia tradita la stessa chiamata diretta per cui i dirigenti scolastici avrebbero dovuto selezionare i docenti in base agli obiettivi del Piano dell'offerta formativa (Pof). In particolare, con il primo accordo, i nuovi ambiti territoriali sono stati riservati ormai solo agli insegnanti immessi in ruolo per ultimi, determinando una loro nuova segmentazione per anzianità di servizio, una sorta di "nonnismo scolastico" con cui si cerca di ridurre l'immancabile protesta di fine estate. Con il secondo accordo sono state definite le modalità di gestione della chiamata diretta per limitare la discrezionalità del dirigente nella selezione del proprio organico.
Sebbene non siano riusciti ad ottenere la totale disapplicazione degli ambiti, con l'accordo sulla chiamata diretta i sindacati hanno ottenuto l'identificazione a livello nazionale di una serie di indicatori (informatica, lingua straniera e Bes), che i dirigenti scolastici dovranno obbligatoriamente considerare nella definizione del profilo dell'insegnante da selezionare.
Solo dopo la pubblicazione di questo profilo il dirigente scolastico potrà stilare la graduatoria, dopo aver analizzato tutte le istanze pervenute. Se un docente possiede tutti i requisiti nazionali, dovrà essere chiamato necessariamente; se più docenti hanno il medesimo "punteggio" si sceglierà a partire dal punteggio di mobilità; se nessuno li possiede tutti e tre, si sceglierà chi ne possiede due e così via.
In questo modo, il Miur non ha solo limitato l'autonomia scolastica con un appesantimento burocratico dovuto alla necessità di redigere elenchi e gestire candidature, ma ha anche snaturato il senso stesso della selezione da parte del dirigente.
Infatti, nell'ostentato spirito originario della previsione normativa, i dirigenti scolastici avrebbero potuto scegliere la propria "squadra", per realizzare gli obiettivi formativi inseriti nel Pof cui è anche legata la loro stessa valutazione, secondo l'ultima direttiva emanata dal Miur. Invece, con l'accordo sulla chiamata diretta e con l'individuazione di criteri nazionali, la scelta dei dirigenti è fortemente condizionata dallo scorrimento di una graduatoria ed anche il colloquio, che avrebbe dovuto essere determinante nella selezione del docente a cui affidare l'incarico, viene svilito ad un semplice adempimento, con l'effetto paradossale di determinare una totale deresponsabilizzazione del dirigente scolastico, che alla fine individuerà gli insegnanti sulla base di criteri preordinati a livello centrale.



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COMMENTI
12/07/2016 - Un accordicchio, un accordo-bidone (Vincenzo Pascuzzi)

MA NON È RIFORMA quella che si prefiggeva, sostanzialmente fallendo, di eliminare supplentite, ridurre precariato e assumere il personale necessario con ulteriore concorsone? E che dire dei presidi ancora mancanti in un scuola su quattro? CHIAMATA DIRETTA. Si tratta di un accordicchio, un finto accordo (rifiutato da Gilda) per salvare le apparenze, senza toccare la sostanza. Davide Faraone e Sindacatoni esultano con ipocrisia. Alcuni commenti sono significativi: 1) Fabio Rampelli (FDI-AN): “sistema macchinoso, che non elimina l’arbitrarietà dei dirigenti, umilia i docenti e non garantisce la continuità didattica” e “rischiamo di lasciare i dirigenti scolastici del profondo Sud nelle mani della criminalità organizzata” [come se il Centro e il Nord ne fossero esenti!]; 2) Luca Cangemi (Pci): “il potere arbitrario e assurdo dei dirigenti scolastici di scegliersi gli insegnanti è sostanzialmente confermato (nonostante i mugugni dell’insaziabile ANP), così come è confermato l’azzeramento del valore dell’esperienza professionale”; 3) Angelo Ruggiero (Aespi): “La prima cosa che si può dire dell’intesa governo-sindacati sulla cosiddetta chiamata diretta è che accresce ulteriormente il potere dei DS e, allo stesso tempo e nella stessa misura, sottrae prerogative e dignità alla professione del docente”. PRESIDI. L’ANP protesta – giustamente dal suo pdv – e segnala “un surplus di lavoro per dirigenti e segreterie”. Aumenteranno anche i ricorsi al Giudice.