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SCUOLA/ Chiamata diretta, i presidi da "sceriffi" diventano notai

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Il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini (LaPresse)  Il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini (LaPresse)

Se la mia scuola imposta un piano per ridurre la dispersione, mi piacerebbe guardare negli occhi chi mi si propone per realizzare quel piano. Vorrei poter discutere con lui (o lei) i termini possibili del suo contributo, la congruenza delle sue competenze con ciò che la scuola sta realizzando. Vorrei magari scoprire, con reciproca soddisfazione, che quel docente è un ottimo docente, ma più motivato e adatto per fare altre bellissime cose in altro contesto scolastico. Non mi pare che questa sia nietzschiana volontà di potenza, ma uso accorto del buon senso applicato al delicato contesto di un lavoro educativo.
Ma del buon senso temo oggi si abbia paura; ancor più si ha paura della libertà e quindi dell'atto dello scegliere e perciò dell'autonomia scolastica. Per questo si preferisce mantenere la  sterilizzazione delle relazioni attraverso un sistema di classifiche a punti. Con buona pace dei mancati sceriffi (e ciò non dispiace!) che in realtà sognavano di essere capitani coraggiosi e per questo mal si adattano a finire notai.



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