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SCUOLA/ Asilo, materna o "dell'infanzia", pseudo-mamme (e nonne) non bastano più

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Qualche comune illuminato finanzia ed integra, a caro prezzo, con rette non proprio popolari, nidi all'avanguardia o "giocherie" per sanare la mancanza di luoghi di incontro naturali per le famiglie e i loro bambini e in tal caso viene a crearsi una dicotomia imbarazzante nel passaggio da questi luoghi eccelsi e con personale altamente specializzato alle povere scuole statali che non dispongono di tutto ciò e che dovranno gestire la sfiducia e il malcontento che inevitabilmente emergerà nelle sezioni-pollaio di 29 alunni.
Di obbligatorietà della scuola per l'infanzia non se ne parla più e gestire l'ansia delle famiglie nell'accaparramento del posto in una scuola statale è attività ormai consueta. E allora: criteri, liste di attesa, comitati, ricorsi, passa-parola ai cancelli delle scuole, modelli da compilare, scadenze da rispettare… chi ce la fa, è bravo! Chi non ce la fa, o si organizza con scuole montessoriane, steineriane, vegane e vegetariane…se ne ha la possibilità economica, oppure rimane a casa davanti a tv arabe, cinesi, bangla, con madri che non impareranno mai l'italiano (perché tanto lo parla il marito, qui da anni) o dietro qualche bancone di bar o sartoria clandestina.
Ma anche le scuole hanno le loro responsabilità in questo scenario di recessione educativa: alcune con un'ottima progettualità e con docenti preparate e motivate, altre abbandonate a sé stesse. L'"autonomia didattica" può prevedere di tutto: sezioni omogenee, eterogenee, come capita-capita, classi aperte o sigillate, dalle quali i bambini non possono uscire nemmeno per andare in bagno… se non rigorosamente inquadrati come soldatini. Di conseguenza, o forse in dipendenza da ciò, l'organizzazione dell'orario dei docenti è molto differente: insegnanti che lavorano secondo turnazioni mattina-pomeriggio, rigorosamente rispettose dell'eguaglianza sindacale (e non dei bisogni dei bambini), insegnanti che hanno orario "spezzato" nel corso della stessa giornata, insegnanti che lavorano in due nella sezione mentre i bambini dormono, altri che organizzano laboratori a piccoli gruppi. La chiusura o l'apertura metodologico-didattica è spesso determinata da bisogni personali che vengono spacciati per modelli pedagogici.
Certo, l'età media dei docenti italiani si è verticalmente impennata grazie alla Fornero e si sta quindi sperimentando per la prima volta nella storia dell'occidente l'insegnante-nonna che va a completare strani organici: una parte, laureate ed abilitate dopo vent'anni di studio ed altre con l'artrosi, l'ipertensione, problemi all'udito e alle corde vocali e che magari a casa accudiscono a nipoti e genitori anziani e che certamente sono lontane generazionalmente anni luce dalle famiglie dei loro alunni. Infatti spesso queste ultime sono considerate incapaci di educare e la risposta della scuola diviene unicamente il rispristino di forme di autoritarismo che non ha nulla a che vedere con l'educazione morale ed il rispetto della specificità dei bisogni di espressione dell'infanzia.



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