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SCUOLA/ Lo chiamano "rito di passaggio", ma è solo una farsa

E' solo una commedia pirandelliana, in festival della creatività, un rito costoso e inutile che prende in giro gli studenti. E' l'esame di stato. Per quanto ancora sarà così? GIANLUCA ZAPPA

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Finalmente è finita. Mi lascio alle spalle ancora una volta questa commedia pirandelliana che è l'esame di stato. Una pupazzata, il regno del relativismo, della soggettività, un rito costosissimo e inutile che non fa per niente onore alla nostra nazione e che o prende in giro gli studenti e tutto il mondo della scuola, o distrugge la loro speranza e la loro dignità. Una commediaccia, fatta male e indifendibile.
E non mi si venga a dire che non bisogna abolirlo perché è un importante rito di passaggio. Chi dice questo è un ignorante, uno dei tanti ignoranti contemporanei che non ha mai riflettuto abbastanza sulla nobiltà e la grandezza della parola rito. A parte che il concetto di "passaggio" indica un punto di partenza e un punto di arrivo (e nel nostro caso non si capisce verso cosa si "passa"), il rito come tale è una cosa molto seria e condivisa da un'intera collettività; il rito ha un senso ben definito, univoco. Ma come può essere serio questo "rito" dell'esame di stato che non ha regole precise e univoche (possiamo dirlo? E' il festival della creatività), non ha un cerimoniale condiviso (che a volte varia da classe a classe sullo stesso piano della stessa scuola, dipende dalle commissioni), non ha né capo né coda ed ha officianti che non si sa nemmeno perchè stanno lì? Mi chiedo: con che criterio vengono scelti e nominati i presidenti di commissione? Qualcuno sa rispondere?
E i commissari interni (a parte il fatto di essere docenti dell'ultimo anno del quinquennio — si spera) sono estratti a caso o hanno particolari requisiti? Si richiede che abbiano, che so, almeno quindici anni di esperienza di insegnamento, oppure anche i giovincelli alle prime armi possono avere tra le mani il destino degli studenti? C'è una selezione, una classifica? Si tien conto dell'esperienza didattica? Non lo sappiamo, non lo sapremo mai! Capite? Non conosciamo nemmeno l'abc del rito in cui siamo coinvolti! Ma questo è grave e, soprattutto, questo non accade mai in un rito vero.
Ormai ne ho viste di tutti i colori. Studenti massacrati da insegnanti di primo pelo che devono dimostrare qualcosa a se stessi e al mondo intero e che vengono a dettare ai malcapitati studenti il loro modo di insegnare, il loro modo di interpretare la disciplina, i loro gusti e le loro idiosincrasie. Tutta gente a cui piace vincere facile. E il "colloquio" d'esame si trasforma in un'interrogazione da primo quadrimestre, in una verifica da unità didattica. Ma ho anche visto membri interni difendere l'indifendibile, sparare voti alti a caso, contro ogni evidenza, gonfiare le valutazioni, senza un minimo di ritegno, con un'ammirevole faccia tosta. Ma quando si guardano allo specchio cosa vedono? In questo caso il "colloquio" si trasforma nella chiacchierata di quattro amici al bar.


COMMENTI
15/07/2016 - Esami di Stato (lucia corucci)

Non so quale sia la professione di chi ha scritto l'articolo sugli Esami di Stato ma se è un docente, si deve vergognare! Io insegno da 31 anni, ho iniziato a 24, ho fatto esami dal 1992 e mai, dico mai, li ho considerati una farsa! Certo,non sono perfetti, ma per i ns ragazzi il momento è importante. Anche i meno motivati ce la mettono tutta! Le commissioni sono fatte sia di docenti esperti sia di docenti più giovani, che imparano molto da questa esperienza che è diversa dal semplice insegnare ma non lontana da esso. Ripeto: se chi ha scritto è un docente, non merita di stare in cattedra. Un ispettore avrebbe qualcosa da ridire su tali affermazioni.

 
15/07/2016 - Sarà pure una farsa... ma gli attori... (Franco Labella)

Lo sport nazionale è sparare su qualcuno o su qualcosa. Sono appena terminati gli esami di Stato (a me fa molta impressione che si continui a scrivere usando una dizione "esami di maturità" non più utilizzabile in Italia da quasi un ventennio) e ci tocca leggere un'intemerata dai particolari piuttosto preoccupanti. L'autore si chiede, ad esempio, quali siano i criteri di scelta dei commissari interni. Leggo che insegna (a meno che non abbia cambiato lavoro nel frattempo) in un Liceo italiano e che ha appena partecipato alla farsa. La domanda sorge spontanea: una partecipa alla farsa e manco sa come ci partecipa? Immagino che le ordinanze e le circolari siano un inutile orpello di cui Zappa fa volentieri a meno da anni. Salvo scrivere un articolo in cui poi lamenta l'arbitrarietà dei comportamenti altrui. Siamo una strano Paese dove capita di ascoltare in tv una onorevole, Alessandra Moretti del PD, che parlando del provvedimento sulla povertà prima dichiara che non sa precisare i tempi di applicazione perchè bisogna attendere i decreti attuativi ed un secondo dopo se ne esce con la stupefacente (in tutti i sensi) affermazione che con la riforma costituzionale Boschi-Renzi tutto questo non sarebbe accaduto... I campi di rieducazione servirebbero, i campi di rieducazione dove invece che zappare la terra (che pure non sarebbe una inutile attività) si studia l'abc delle regole. "Non conosciamo nemmeno l'abc del rito ..." scrive Zappa. Appunto. Il problema è quello.