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SCUOLA/ Finire a 18 anni: tutte le ragioni di una riforma possibile

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Io sono personalmente favorevole a un ciclo di dodici anni articolato in due moduli di sette e cinque anni, perché mi pare che esistano consistenti sovrapposizioni fra la primaria e la secondaria di primo grado; meno fra la scuola di base e la secondaria superiore. Per chi preferisse continuare, il  tredicesimo anno, non più obbligatorio, potrebbe essere utilizzato in modo diversificato, per venire incontro alle esigenze, anch'esse differenziate, degli studenti.
Una prima ipotesi è che si tratti di un anno preparatorio all'università. Attualmente si iscrive subito dopo la maturità circa la metà dei diplomati, con un altro 15% circa che si iscrive dopo un periodo più o meno lungo in cui fa altro: il rapporto Anvur sullo stato dell'università pubblicato martedì 24 maggio valuta gli abbandoni precoci (dopo il primo o il secondo anno) intorno al 20%. Un miglioramento rispetto al passato, ma sono ancora troppi: tra le cause di questo altissimo tasso di dispersione ha un peso non piccolo la mancanza di una preparazione specifica per il settore disciplinare scelto, anche perché sono stati aboliti nel 1969 tutti i vincoli di corrispondenza fra il tipo di secondaria frequentata e il corso di laurea, e i test di accesso, anche dove sono presenti, non sempre accertano il possesso di questo tipo di competenze, e in certi casi perfino delle competenze trasversali. Un certo numero di studenti potrebbe scegliere di non iscriversi subito, ma di frequentare un quinto anno dedicato all'italiano, ad alcune materie strumentali (la seconda lingua, l'informatica) e alle materie dell'area disciplinare che intendono scegliere. Questo consentirebbe anche una verifica dell'effettiva propensione per un certo tipo di studi, riducendo gli abbandoni, i ritardi da cattivo orientamento, e anche i trasferimenti, che comportano comunque dei costi personali e sociali. In queste classi preparatorie potrebbero insegnare i docenti più qualificati, con maggiore esperienza didattica o di ricerca, analogamente a quanto accade in Francia nelle classes préparatoires alle Grandes écoles, segnando un interessante sviluppo di carriera, anche se su piccoli numeri.
Per chi non intende iscriversi all'università, sarebbe possibile "spendere" un anno per facilitare l'inserimento lavorativo. Vedo almeno tre possibilità: un contratto di apprendistato, per chi intende entrare subito sul mercato del lavoro ed ha bisogno di una formazione on the job assistita e regolamentata; un anno di specializzazione tecnico-pratica che dia ampio spazio agli stages, per chi intende proseguire negli Its e nei master o fruire di una ulteriore, anche se breve, qualificazione; oppure un anno all'estero per perfezionare le lingue o completare la preparazione con un master in lingua straniera, con crediti riconosciuti per chi intendesse  iscriversi all'università o utilizzarli nella formazione permanente, purtroppo al momento troppo debole per costituire un'alternativa reale.



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