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CHIAMATA DIRETTA DOCENTI/ Aprea: quella vera è un'altra cosa

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Le scuole non devono trasformarsi in aziende, ma devono avere la possibilità di trasformarsi in strutture organizzative efficienti e soprattutto efficaci. Il ministero, invece, deve tornare a svolgere un ruolo di indirizzo, di programmazione, di valutazione. Al contrario, oggi le scuole sono strutture subordinate alla gestione diretta del ministero, che ne continua a governare strettamente l'attività quotidiana.

Se mettiamo insieme la nuova "chiamata diretta" ex legge 107 e il fatto che verranno assunti in questo modo anche i superstiti del concorso 2016, che giudizio si sente di dare?
Il giudizio non può che essere negativo. Non ho condiviso le modalità con cui il piano assunzionale si è di fatto trasformato in una grande stabilizzazione, senza peraltro riuscire a debellare il precariato e la supplentite. Il fatto poi di aver circoscritto gli ambiti territoriali ai soli docenti neo-immessi in ruolo, introduce nuova segmentazione degli insegnanti. Senza contare le difficoltà gestionali delle scuole nel gestire la mobilità straordinaria prevista per questo anno.

Siamo al carosello delle deleghe attuative. A questo punto, a distanza di un anno, un bilancio lo si può fare. Lei all'inizio si era mostrata critica ma ottimista, possibilista. E adesso?
Ero stata ottimista rispetto all'apertura della Buona Scuola a concetti come valutazione, merito, autonomia, alternanza scuola-lavoro, ma devo prendere atto che molti di questi obiettivi  sono stati snaturati. Rispetto alle deleghe, sono particolarmente preoccupata da quella relativa al riordino dell'istruzione professionale statale, che di fatto mantiene l'impostazione scolasticistica della formazione professionale statale ed in più rischia di mettere in crisi i sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, soprattutto di Regioni che hanno investito per la costruzione di tali percorsi e per il rafforzamento di tutta la filiera professionalizzante fino al terziario, come in Regione Lombardia.

A proposito, cosa può dirci della bozza di questo decreto?
Invade le competenze che sono ancora costituzionalmente riconosciute alle Regioni, ammesso sempre che al referendum vinca il Sì. Ma se anche vincesse il Sì, il decreto delegato non fa minimamente cenno alle risorse che il Miur dovrebbe trovare per finanziare i livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Se il retropensiero fosse quello di centralizzare tutto, facendone pagare il conto alle Regioni con i loro piani operativi regionali (Por), sarebbe scontata la reazione di tutte le Regioni e non solo di Regione Lombardia.

C'è qualcosa che si può salvare ancora?
Credo che due siano sostanzialmente gli elementi positivi sui quali si può lavorare. Il primo riguarda la diffusione dell'alternanza scuola-lavoro, che mi auguro sia sempre più organizzata con momenti di apprendimento in azienda, andando oltre le modalità dell'impresa formativa simulata.

E il secondo?
Il secondo elemento riguarda l'apprendistato come modalità di apprendimento on the job e per recuperare la cultura del lavoro tra i giovani, che devono poter sperimentare le proprie capacità in contesti lavorativi ancor prima di conseguire titoli di studio superiori e/o accademici.

E sulla valutazione? Anche questa era un suo cavallo di battaglia.



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