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Chiamata diretta docenti / La "sconfitta" dei sindacati? Finalmente una buona notizia

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CHIAMATA DIRETTA DOCENTI. Parola d'ordine sindacale: "Soffocare il bambino nella culla". Per ora l'infante emette solo tenui vagiti di autonomia, ma un giorno potrebbe camminare con le sue gambe e allora… meglio il metodo Erode. Parola d'ordine ministeriale: "portare a casa il bottino politico dell'innovazione", costi quel che costi. Poco importa se si rischia di imballare e fondere il motore della scuola italiana che viaggia fuori giri da un lungo rettilineo. Al centro del contendere i delicati passaggi applicativi della legge 107/2015, la Buona Scuola che è arrivata al tornante della cosiddetta "chiamata diretta". La faccenda è piccola e grande al tempo stesso: piccola perché riguarda pochi docenti, grande perché sovverte la logica del posto fisso per anzianità, sostituendolo con la collocazione su posto adeguato per competenze e professionalità. Merita uno scontro al calor bianco che inizia con una fase di studio e la melina di un finto accordo tra le parti. Pochi giorni dopo si consuma la più cruenta delle rotture su dettagli apparentemente secondari. In particolare ci si scorna sul numero dei requisiti che le scuole potranno utilizzare per selezionare i docenti. I sindacati vogliono un paniere ristretto di requisiti (8/10 massimo), il Miur ne propone tanti (si favoleggia di 40/50). Pochi requisiti, possibilmente generici, vogliono dire che tutti o quasi possono averli e allora ciò che decide del posto da assegnare sono ancora le vecchie graduatorie. Molti requisiti, possibilmente specifici e differenziati per ordine di scuole, significa invece che i candidati sono effettivamente distinti e possono essere scelti, non a seguito di colloquio come sarebbe logico in un Paese normale, ma almeno a priori, attraverso le procedure di individuazione dei requisiti da inserire nel bando. La rottura segna, per ora, il fallimento di una strategia che mirava a capovolgere il significato della legge a un tavolo sindacale (strategia non nuova in questo Paese che discetta sui sacri principi della Costituzione e finisce spesso per farne strame). Ma l'anno scolastico incalza e ai docenti degli ambiti territoriali bisognerà pur trovare una sede e qualcosa da fare il prossimo anno. Quel che oggi si prospetta è una decisione unilaterale del Miur che con proprie linee guida e tempi ristrettissimi (19 giorni) chiederà alle scuole (cioè soprattutto ai presidi) di compiere la piccola-grande "operazione epocale".
Peccato che le scuole (e i presidi in modo particolare) debbano nel frattempo far fronte ad alcune altre altrettanto irrinunciabili "operazioni epocali": valorizzare il merito e distribuire il bonus docente, impostare la propria valutazione individuando con gli uffici regionali gli obiettivi di miglioramento, gestire una massa inusitata di neo-arruolati con collocazione nelle sedi definitive e conseguente rivoluzione del sistema delle cattedre, eccetera eccetera. Tutto ciò con oltre il 40 per cento delle scuole italiane che ha il preside a mezzo servizio per l'increscioso e patologico fenomeno delle reggenze. Ciò in perfetto stile renziano fatti di tanti di "Armiamoci e… partite!";  e con buona pace di quelli che continuano a pensare che le scuole in luglio-agosto restino chiuse e tutto il personale al mare.



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COMMENTI
27/07/2016 - Un’erba alla volta ma senza ….. potature – 2 (Vincenzo Pascuzzi)

Gabriella Villa, nel suo commento del 23 luglio, per tre volte cita I DOCENTI: 1) “come il vino migliorano con gli anni”, 2) “nessuno mi può giudicare”, 3) “con la chiamata diretta perdono lo status di ‘docenti’ “. Sono tre punture di spillo, tre sfottò che richiamano e valorizzano impropriamente pregiudizi e falsità (o battute sbrigative da bar). Brevemente: 1) è sostanzialmente vero e non solo per i docenti, anche se a volte il vino diventa aceto; 2) FALSO. è battuta sbrigativa per accreditare qualsiasi bizzarra, improvvisata e non necessaria modalità di ULTERIORE valutazione; 3) chiaramente falso e strumentale; con la chiamata diretta si è catturati dalla discrezionalità soggettiva, interessata e umanamente imperfetta del DS, si condiziona e si mina la libertà di insegnamento, si perde titolarità di scuola, si finisce in ambito territoriale (specie di inutile e deleteria prigione, ancora non ben valutata nei difetti). Infine segnalo sull’argomento DOCENTI la recente nota di A.M. Bellesia titolata “Diventare insegnanti in Italia: troppo lungo, costoso, incerto, e non remunerativo”e che cerca di rispondere alla domanda “Quanti diplomati di oggi sceglieranno di diventare insegnanti domani? “

 
24/07/2016 - Un’erba alla volta ma senza … potature (Vincenzo Pascuzzi)

Con un pizzico di sarcasmo e di provocazione, Gabriella Villa fornisce un contributo utile potenzialmente alla discussione e al chiarimento dei diversi pdv. Però citare amputando confonde e distorce. V.P. ha scritto: “è legittimo interrogarsi sulle reali competenze e professionalità dei presidi nella nuova funzione di selezionatori in discipline diverse dalla propria, in tempi stretti e con sovraccarico di adempimenti”. G.V. cita solamente la prima parte: “PRESIDI: è legittimo interrogarsi sulle reali competenze e professionalità dei presidi (vale anche per i docenti?)”, risulta omessa la seconda - ed essenziale - parte della frase: “nella nuova funzione di selezionatori …..”. La frase intera toglie motivo e ragione alla domanda fra parentesi “(vale anche per i docenti?)”, non essendo – almeno al momento - oll’odg la valutazione dei presidi da parte dei docenti (che sarebbe cmq più affidabile e significativa essendo presidi e docenti nel rapporto 1 a 100).

 
23/07/2016 - Far di tutte le erbe un fascio (Gabriella Villa)

I DOCENTI: come il vino migliorano con gli anni. I DIRIGENTI: chi è laureto in materie letterarie non è in grado di valutare (!!!) i docenti di materie scientifiche (danni della dirigenza unica!). I DOCENTI: nessuno mi può giudicare. I SINDACATI: sono gli unici in grado di garantire il diritto del docente lavoratore. IL GOVERNO: ladro! (almeno di funzioni...). LE FERIE: il personale ha diritto alle ferie. I DIRIGENTI: non sono capaci di individuare, con un colloquio, chi può utilmente insegnare nel loro istituto. I DOCENTI: con la chiamata diretta perdono lo status di "docenti" LE COMPETENZE: certificate da chi? (urge ENTE CERTIFICATORE!!!). LO SCONTRO: tra MIUR e sindacati (accertato), tra docenti e dirigente (da accertare). VALUTAZIONE: sulla non oggettività della stessa si sono versati fiumi di inchiostro... allora ELIMINIAMOLA! I PRESIDI: è legittimo interrogarsi sulle reali competenze e professionalità dei presidi (vale anche per i docenti?). PETIZIONI: Avanti Savoia! LA DIDATTICA: questa negletta!

 
21/07/2016 - La sconfitta è della scuola (lucia corucci)

Leggo con dolore e senso di smarrimento la tirata pro chiamata diretta dei docenti. Anzitutto chiamata diretta non è: si tratta solo di assegnare ad una scuola piuttosto che ad un'altra insegnanti già abilitati, già in ruolo e che hanno appena superato l'anno prova Essi devono avere solo la sede definitiva e, per questo, dovranno anche sostenere, al termine dell'iter, un colloquio con il D.S. Quello che, nell'articolo, stupisce, è l'assoluta mancanza di conoscenza dei meccanismi della scuola. Il giudizio è offuscato dall'ideologia. La cd chiamata diretta in base alle competenze è la fine della docenza. Quali competenze? Certificate da chi? Competenze per cosa quando ancora tutti i programmi sono organizzati per conoscenze? Gli stessi Dirigenti sono in difficoltà e lo sapete perché? Anch'essi sono stati docenti, sono sempre docenti e nn colletti bianchi come piacerebbe a voi.

 
21/07/2016 - I presidi come selezionatori pluri-disciplinari (Vincenzo Pascuzzi)

SCONTRO DANNOSO. Ignoriamo le espressioni folkloristiche, più che provocatorie, dal titolo a "Soffocare il bambino", “portare a casa il bottino”, il riferimento ad Erode (sic!). La sostanza consiste nello scontro fra sindacati e Miur e tra presidi e docenti: una parte mira a sconfiggere l’altra, danneggiando - in ogni caso - didattica e alunni. COMPETENZE E PROFESSIONALITÀ. L’esperienza professionale pluriennale viene sminuita a semplice anzianità (quasi sinonimo di vecchiaia), vengono esaltate competenze e professionalità, che pure valgono, ma sono caratteristiche qualitative e a valutazione non-oggettiva. PETIZIONE SU CHANGE.ORG. È stata lanciata una petizione per “bloccare la procedura della chiamata diretta e introdurre criteri oggettivi”, chiamando in causa – a ragione - anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione). COMPETENZE DEI PRESIDI. Infine e anche con riferimento alla nota di Gianni Zen “Presidi, tutti i danni della dirigenza unica” (19.7.2016), è legittimo interrogarsi sulle reali competenze e professionalità dei presidi nella nuova funzione di selezionatori in discipline diverse dalla propria, in tempi stretti e con sovraccarico di adempimenti. Che valore può avere un colloquio di un preside laureato in Lettere o Lingue con un aspirante docente di Chimica, o Fisica? (v. in rete “La chiamata diretta e il …. fiuto dei presidi”).