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SCUOLA/ Morgano (Fism): 0-6 anni, i bambini "chiedono" un pluralismo vero

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Partiamo da un dato. La nostra utenza storicamente è sempre stata costituita da bambini di famiglie con redditi medio-bassi. Il momento, come ben noto, è molto difficile per la congiuntura economica e la precarizzazione del lavoro: molte famiglie sono in difficoltà. La richiesta della Fism di un adeguato sostegno da parte di Stato, Regioni ed Enti locali era ed è finalizzata — essendo a sgravio delle rette a carico dei genitori — a consentire a tutti, e non solo a quelli che più possono, di poter far frequentare la scuola paritaria ai loro figli. Lo strumento non manca: per superare la condizione odierna la Fism chiede che il nostro Paese compia finalmente quel passo che lo collochi, anche per il suo sistema scolastico, a tutti gli effetti nell'Unione Europea.

Che cosa chiedete?
Indichiamo nella stipula di convenzioni tra Miur e scuole dell'infanzia paritarie la via da percorrere. Una convenzione pluriennale, adeguata nell'entità economica, certa nell'erogazione e nei tempi di accreditamento dei fondi, che dia finalmente "stabilità" e prospettive di certezza al sistema nazionale di istruzione come indicato dalla legge 62/2000. In sintesi, una convenzione che, dando garanzia di continuità del servizio al personale delle scuole, possa consentire il mantenimento di quell'alta qualità dell'offerta educativa che da sempre caratterizza le nostre scuole.

Qual è la situazione oggi?  
Le 7.600 scuole che fanno parte della Fism, presenti in oltre la metà dei comuni italiani, scolarizzano il 35% dei bambini dai 3 ai 6 anni; sono senza fini di lucro e paritarie ai sensi della legge 62/2000. In 1.200 scuole operano "sezioni primavera" per bambini in età 2/3 anni e in oltre 900 anche asili nido e nidi integrati per bambini in età 0/3 anni. Le scuole appartenenti alla Fism rappresentano in Italia il 74% del totale delle scuole paritarie. Sono numeri che contano! C'è poi un altro dato inconfutabile: la spesa annua dello Stato (riferita al 2014, ultimi dati ufficiali) per alunno, nella scuola dell'infanzia statale è di 6.116 euro, mentre per la scuola dell'infanzia paritaria il sostegno è inferiore ai 450 euro. Se lo Stato italiano dovesse sostituire il servizio delle scuole dell'infanzia paritarie con quello delle scuole dell'infanzia statali, l'aggravio sarebbe di non molto inferiore a 4 miliardi di euro annui solo per il pagamento del personale, a cui vanno aggiunti i costi per gli edifici e gli oneri di gestione a carico dei comuni.

La questione non è solo economica?
No, perché se le scuole paritarie fossero costrette ad interrompere il loro servizio, interi territori verrebbero privati di un importante avamposto educativo, di aggregazione e di promozione umana con una chiara impronta comunitaria, esito di un grande impegno e di un'alta tradizione pedagogica. Aspetti che non possono essere ignorati ma richiedono di essere giustamente riconosciuti nel loro valore.

E qual è il valore aggiunto?



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