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CONCORSO SCUOLA/ Traditi tutti gli obiettivi, la strada era un'altra

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Stefania Giannini (Lapresse)  Stefania Giannini (Lapresse)

Quali possono essere le cause intrinseche o estrinseche, che stanno alla base dello scenario da "carneficina" che si sta determinando a livello nazionale? Tre sono le possibili chiavi di lettura: l'incapacità delle commissioni, il fallimento dei percorsi abilitanti e di specializzazione, l'impreparazione dei candidati.

Mi sembra inverosimile l'impreparazione diffusa dei candidati trattandosi di docenti da poco abilitati, ritenuti idonei all'insegnamento da commissioni di docenti universitari che nella maggior parte dei casi insegnano da tempo e, pertanto, in base all'esperienza maturata e alla formazione ricevuta avrebbero dovuto affrontare "dignitosamente" la tornata concorsuale.  Per quanto riguarda le commissioni, essendo costituite da docenti la cui formazione è sicuramente diversa da quella dei candidati, è possibile che alcune di esse abbiano giudicato gli elaborati secondo criteri non rispondenti alle novità della prova computer based restando ancorate alla ricerca dei classici contenuti della prova di esame. Di sicuro hanno influito anche le condizioni in cui i candidati hanno dovuto rispondere ai quesiti, che richiedevano la strutturazione di unità didattiche o d'apprendimento da produrre in pochissimo tempo, circa 18 minuti a quesito. L'accesso agli atti e le aule dei tribunali amministrativi indicheranno la dimensione del fenomeno.

Inadeguatezza dei Tfa, Pas e specializzazione per il sostegno? Su queste pagine il 6 ottobre 2015 ho già espresso le mie perplessità sulla valenza di tali percorsi evidenziandone l'assenza della dimensione plurale del docente professionista, protagonista consapevole dell'autonomia scolastica. Ma se questa fosse realmente la causa dei numerosi stop al concorso, la situazione sarebbe grave. Il suddetto sistema di formazione rappresenterebbe un paradosso a scapito dei docenti, che hanno fatto tanti sacrifici per abilitarsi, ricevendo in cambio una formazione inadeguata, che starebbe già partorendo i suoi frutti negativi nell'attività di insegnamento dei molti docenti bocciati.

Non credo che la situazione sia così drammatica, ma certamente qualche riflessione è opportuno che venga fatta su quello che è stato sino ad ora il sistema di formazione dei docenti. Prescindendo dalla formula — Tfa o Pas — è opportuno pensare ad una riorganizzazione complessiva dei percorsi abilitanti rivisitandone contenuti, metodi, riferimenti pedagogici e  didattici. Come si evince è un concorso che sta tradendo gli obiettivi dichiarati. Un concorso che ha evidenziato una serie di problematiche organizzative. Un concorso criticato da più parti; per ultimo l'Accademia della Crusca, che ha evidenziato nelle prove alle materie letterarie nella scuola secondaria di primo e secondo grado non c'era traccia di quesiti di carattere linguistico, volti all'analisi della struttura e delle varietà della nostra lingua. 

Resto convinto che un'altra strada era possibile. Quella del corso-concorso riservato ai docenti abilitati e specializzati che avrebbe potuto certificare sul campo le competenze vere dell'insegnamento, riconoscendo alle scuole autonome la possibilità di concorrere in maniera responsabile al processo di stabilizzazione degli insegnanti. Non è andata così. Il rischio che non si riescano a coprire con i vincitori tutti i posti in organico messi a concorso è più che certo. Sicuramente i posti non coperti andranno a supplenza, magari agli stessi docenti bocciati, perpetuando il fenomeno "supplentite" che si voleva debellare. E come la mettiamo con la recente sentenza della Corte costituzionale sull'illegittimità della reiterazione dei contratti temporanei? Con il dettato della stessa legge 107/2015 che prevede che dopo tre anni di contratti a tempo determinato su posti vacanti, se non subentra l'assunzione, non si potranno avere ulteriori supplenze? Spero davvero che questo in corso sia l'ultimo concorso.



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