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SPILLO/ Mamma-casa, il binomio che chiede una “alternativa” all’asilo

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Questo non vuol dire che l'asilo marchi tutti allo stesso modo e segni tutti negativamente. Fortunatamente lo sforzo delle maestre mette riparo a tanti disordini e disastri. Ma non sarebbe il caso di pensare a una soluzione diversa e non solo per chi si può permettere di non andare a lavoro la mattina, ma perché questo privilegio di stare coi propri figli e di far stare i propri figli a casa loro valga per tutti? Non è possibile essere creativi, evitare di buttare giù dal letto i bambini in pieno sonno? Evitare di creare una società dove la famiglia è per la scuola e non viceversa? Dove la famiglia supporta e compie il lavoro della scuola mentre il fiume della nostra umanità vorrebbe il contrario?

Viene da applicare qui una ben nota frase ("È l'uomo fatto per il sabato o è il sabato a essere fatto per l'uomo?"): è il bambino che si deve adattare alla scuola o è la scuola che si deve adattare al bambino? Anzi, è la società che si deve adattare al bambino, o viceversa? Per ora l'adattamento è a senso unico: le famiglie si adattano al mondo del mercato e i bambini alle corse trafelate dei genitori. Ma qualcosa deve cambiare. Perché non si tratta di avere scuole diverse o maestre migliori (e spesso sono bravissime): si tratta di dare la possibilità a tutti di aver cura, "taking care", del proprio bambino, nel posto più congeniale: casa sua; e al bambino riconoscere il diritto ad evitare traumi da trasporto, da distacco, da frustrazione; come insegna la miglior pedagogia.



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