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SCUOLA/ Se si riduce a suonare il piffero della Rottamazione

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Matteo Renzi (Lapresse)  Matteo Renzi (Lapresse)

Il documento qui proposto, come ognuno vedrà, è la liberissima rivisitazione della ormai poco nota eppure celeberrima Lettera che l'intellettuale Elio Vittorini, nel 1947, scriveva al leader politico Palmiro Togliatti, l'uomo incaricato di dirigere la cultura di sinistra italiana verso la novità e il progresso, l'uomo nuovo del Partito, l'uomo che avrebbe portato il rozzo contadino superstizioso verso le meraviglie moderne della cultura operaia, e il borghese della cultura moderna verso il paradiso della società impiegatizia e burocratica e infine consumistica e finanziaria. La società del benessere e della crescita. 

La cultura, anche quella universitaria e scolastica che oggi erroneamente si definisce "educazione", seguendo la moda "punto edu" del mondo anglosassone, avrebbe dovuto dunque perseguire il fine imposto dal Politico (oggi Manageriale), e non, come si dovrebbe, il contrario. La politica, o è al servizio della cultura, ossia di tutto ciò che è nutrimento per la soddisfazione del vivere in pienezza, o è solo esercizio di potere (del manager). Politica e cultura (traduci Management e bene culturale) era intitolata la Lettera, con un'associazione di parole che oggi appare in tutta la sua quasi commovente lontananza idealizzante. 

Preistoria? Solite menate della solita Sinistra? Ma ognuno vi sostituisca pure la direzione politica o ideologica che preferisce: in questo argomento non cambierà nulla. E perché allora non piuttosto considerarla fantascienza, come se quel destino di schiavitù intellettuale ci attendesse profeticamente in un prossimo futuro? 

A noi apocalittici pare infatti che il clima di rassegnata ma consapevole e colpevole complicità, che si respira in ogni quotidiano commercio col potere, chieda infine che in ogni dove si prenda finalmente posizione. Anche solo per provare la vertiginosa ebrezza della libera responsabilità. Impressiona, nei silenzi dei colleghi, degli amici, dei conoscenti, dei parenti, insomma nei silenzi della coscienza della "cultura" quotidiana, la sempre più vasta rassegnazione che si trasforma in consenziente complicità con la paura: sono funzionari di ogni ordine e grado, sono genitori delle generazioni nuove, sono le Dirigenze dell'efficienza, sono i docenti aggiornati con le mode docimologiche o le scritture anonime della saggistica accademica, sono gli avvocati di famiglia divenuti paladini della promozione, o gli psicologi del mercato florido dell'ansiolitico, dell'antidepressivo, del  benzodiazepinolenitivo.

Questo l'unico antidoto al ricatto politico della continua, snervante, perenne, efficiente prestazione? A questo educheremo la nuova generazione? Al diritto delle ingiunzioni, delle sanzioni disciplinari, delle urgenze addestrative, monitorative, controllative, coercitive, testative, certificative, ai criteri spietati della privatistiche amministrazioni? 



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