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SCUOLA/ Il liceo classico? Vivrà, ma non grazie al bricolage di Umberto Eco

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Umberto Eco (1932-2016) (LaPresse)  Umberto Eco (1932-2016) (LaPresse)

Esso dunque, potrà circolare "solo se si tratta di conoscenza traducibile in quantità di informazione", "standardizzato, miniaturizzato", spersonalizzato; mentre tutto ciò che non soddisferà tale condizione, verrà abbandonato.

Il senso del classico e il significato della rosa — Anche Umberto Eco, a modo suo, aveva animato la vivace stagione delle Neoavanguardie, dei Gruppi '63, delle Opere aperte. Aveva efficacemente contribuito a definire il canone della Condizione postmoderna. Nel 1970 fu visto beffeggiare davanti alla società di massa i vizi endemici dell'italiano medio e, insieme al sardonico Paolo Poli, demolire sornione il greve moralismo del Libro Cuore. Non però annidato nei tuguri dell'esilio, ma dal bianco e nero della TV di Stato. Aveva guidato poi le Scienze delle Comunicazioni all'assalto delle facoltà letterarie, importando le Semiotiche della Scuola di Tartu, e con alacre acribia decostruiva i Classici Fondatori, attualizzando con la sagacia di Holmes i Francescani del Medioevo. Come in un bricolage virtuale e interattivo, simboli e allegorie diventavano frammenti buffi come fumetti: nel suo best seller, i buoni (che parlavano un volgare alla Dario Fo) si emancipavano scoprendo i piaceri dei peccati veniali; i cattiven parlavanen Latinen comen gli Sturmtruppen il Tedeschen: era l'apogeo della Santen Inqvisitionen. Paradossi del mondo moderno: il rottamatore di Manzoni, teorico delle opere aperte, riscuoteva consensi planetari ricucendo, novello dottor Frankenstein, i brandelli di quel superato genere letterario chiuso e antiquato, producendo infine il monstrum che tutti conosciamo. Il nome della rosa scalava le classifiche del Nulla: Stat rosa pristina nomine. Nomina nuda tenemus. Era l'apoteosi della Gaia scientia litteraria

Forse anche per questi trascorsi, nella sua postuma e finora inedita arringa difensiva, il professor Eco deve pagare il dazio a molti luoghi comuni: che "avere un'educazione classica significa anche saper fare i conti con la storia e con la memoria"; che il richiamo alla storia non significherebbe proiettare il liceo classico verso il passato, ma rivelerebbe la cognizione di una historia magistra: Napoleone e  Bush avrebbero perso le loro guerre per insufficiente cultura storica. Anche la scienza di Heisenberg o di Einstein poté  "giocare a dadi con Dio" perché sapeva di filosofia e finanche di "teologia". 

"Da quando ho scritto Il nome della rosa — scriveva nelle Postille  mi arrivano molte lettere di lettori che mi chiedono cosa significa l'esametro latino finale, e perché questo esametro ha dato origine al titolo. Rispondo che si tratta di un verso da De contemptu mundi di Bernardo Morliacense, un benedettino del XII secolo, [...] salvo che Bernardo aggiunge [...] l'idea che di tutte queste cose scomparse ci rimangono puri nomi". 



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