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SCUOLA/ L'alunno non ce la fa? Non è un problema, si falsano le carte

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Qualche esempio? Estrema periferia meridionale della penisola,  convocazione degli esaminandi, in numero di sedici, alle ore 14. Termine della seduta d'esame ore 18. Dunque: quattro ore per sedici studenti, togliendo la pausa caffè, forse anche due, rimangono 200 minuti che, al netto dello svolgimento delle pratiche burocratiche diventano 160: il che vuol dire che ogni esaminando consuma il suo rito in dieci minuti netti. E che rito sarà mai? Come potrà dimostrare di avere acquisito conoscenze e competenze? Come potrà mai avere dimostrato di avere lavorato per il suo successo formativo, come recita la carta ministeriale? Come lo si spiega a quelli che nella loro scuola fanno un colloquio d'esame di 50 minuti?
Un esame così è possibile perché leggere il power point preparato sull'unico argomento studiato non può durare tanto di più. Del resto, dice sempre nella sua cartolina il mio amico presidente, in questa scuola non hanno nemmeno dato il consiglio orientativo nel mese di dicembre. No, hanno aspettato che gli alunni si iscrivessero, hanno registrato le loro scelte e hanno poi formulato il consiglio orientativo: presa d'atto, altro che consiglio.
Un altro esempio da un'altra periferia?  Questa volta dall'hinterland della capitale economica di quest'Italia unita dalla scuola, anzi dalla Buona Scuola. Il presidente accoglie con benevolenza uno studente che si presenta silenzioso con la sua chiavetta verde fosforescente, gli insegnanti fanno sorrisi di giubilo, informano il presidente che si tratta di un giovane venezuelano che ha preparato una bellissima tesina sulla fauna del suo paese d'origine. Ottimo, il presidente si predispone a gustarla: si accende lo schermo e passano in sequenza veloce fotografie di splendidi pappagalli e altri animaletti curiosi, fino a che non compare la parola fine, ma in spagnolo o in una qualche lingua dell'America del sud. Fine? il presidente chiede quasi incredulo. Sì, dicono i colleghi: sai, è un grandissimo miracolo già il fatto che si sia presentato all'esame, va sicuramente premiato per questo. E così il presidente vede comparire una sufficienza nella casella del colloquio e comporsi magicamente la sufficienza per la promozione del giovane studioso sudamericano.
Un altro esempio da una ridente scuola di un'altra cittadina del nord brianzolo, dove efficienza e dané la facevano da padroni. Nella sua cartolina il presidente racconta di un alunno già ripetente che nel corso dell'anno si è ritirato dalla scuola su consiglio degli insegnanti che gli hanno poi suggerito di presentarsi come privatista con un programma reso maggiormente adeguato alle sue capacità: scritti da fare paura, tranne il tema in cui il giovane si è miracolosamente espresso in termini chiari ed efficaci; colloquio incerto, ma comunque ritenuto degno di una sufficienza che, nonostante l'Invalsi ballerina, gli consente di vivere da vincitore il suo rito di passaggio.



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