BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L'alunno non ce la fa? Non è un problema, si falsano le carte

Pubblicazione:

LaPresse  LaPresse

Forse qualcosa non va in questi riti, forse quello che il legislatore aveva pensato come un elemento di omogeneità, come un'occasione di giudizio oggettivo non solo per gli alunni ma anche per le scuole, non riesce a raggiungere il suo scopo. Forse ogni scuola di ogni periferia ha preso così alla lettera l'idea dell'autonomia di cui da anni si parla che ognuna di queste realtà l'ha realizzata a modo suo, così come a modo suo ha fatto durante l'anno lasciando sulla carta tutte le belle storie delle indicazioni curricolari, dell'innovazione, delle competenze. Sarà per questo che qualcuno sta addirittura pensando di togliere la prova Invalsi dall'esame di terza media? Sarà perché questa prova non può essere trasformata, ridicolizzata, svuotata, come si fa invece delle altre in tutte le periferie del mondo scolastico italiano?
Forse il legislatore dovrebbe tornare a leggere Il piccolo principe, dovrebbe rivedere anche le righe successive a quelle già citate, le righe in cui il ragazzino biondo dice alle rose del roseto: " Voi siete belle ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi… Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o ancora qualche volta tacere. Perché è lei la mia rosa". E la volpe subito dopo rivela: "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante…".
C'è bisogno di spiegarglielo al legislatore che è il lavoro, lo studio che rende davvero responsabile un alunno? C'è bisogno di spiegarglielo che il successo formativo non è quello raccontato in queste tristi cartoline dalle scuole italiane? C'è bisogno di dirglielo che la soluzione non è cambiare ancora gli esami, che la soluzione non è spianare la strada alla promozione eliminando tutti gli intoppi che si trovano sul percorso di questi poveri alunni?  Forse c'è bisogno di ridirlo anche a tutti i presidi, a tutti gli insegnanti che il lavoro educativo non è necessariamente quello di premiare a tutti i costi, anche a costo di carte false?

PS. Una cartolina dalla Svizzera verde mi racconta di un insegnante che chiede l'equiparazione dei titoli acquisiti in Italia per potere essere inserito nel sistema scolastico cantonale. Riassumo la risposta. Bene la laurea, bene anche la laurea magistrale che le consente di insegnare nelle scuole superiori; ma ci spiace doverle comunicare che la certificazione Tfa acquisita col massimo dei voti — e con la modica spesa di 2500 euro — riconosciutale con tutti i crismi dal ministero dell'Istruzione Italiano non rappresenta per noi titolo sufficiente per insegnare nelle scuole medie: competenze pedagogiche e didattiche dovranno essere nuovamente acquisite nei corsi cantonali, con la modica cifra di 12.000 franchi. Ma il Tfa non doveva proprio fornire una formazione su specifiche competenze didattiche e pedagogiche? Basterà al legislatore italiano rileggersi Il piccolo principe? Quello che è certo è che deve sicuramente ricordarsi i versi del Leopardi: "Perché non rendi poi quel che prometti allor? perchè di tanto inganni i figli tuoi?". Forse è l'ora di una scuola che non inganni, di una scuola vera.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.