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SCUOLA/ L'alunno non ce la fa? Non è un problema, si falsano le carte

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Io immagino che il legislatore italiano abbia letto con molto profitto Il piccolo principe di Saint-Exupéry: come il piccolo principe, in una sorta di viaggio neanche tanto immaginario, facendo tappa in diverse scuole di diversi paesi, dopo avere incontrato personaggi e situazioni molto differenti, troppo differenti, deve aver incontrato anche il nostro legislatore, una volpe che gli ha rivelato qualche utile segreto.
I segreti che la volpe del libro dell'autore francese rivela al biondo principino sono quelli che servono per costruire un'amicizia, ma è ormai assodato che il capitolo XXI di quel libro può essere letto come un vero e proprio breviario per la nuova economia, oppure come una semplice ed efficace teoria della comunicazione; oppure ancora può essere utilmente trasferito in ambito più generalmente educativo (e se invece questo non fosse ancora riconosciuto, suggerisco qui e ora, invece, di provare a ripensarlo in questi termini più ampi).
Ma, appunto, non è necessario che lo si ricordi al legislatore italiano, poiché, al termine del suo viaggio, facendo tesoro degli insegnamenti della volpe, ha mantenuto alcuni punti fondamentali del suo insegnamento nel percorso educativo della scuola italiana. "Ci vogliono i riti" dice la volpe al piccolo principe che le chiede cosa deve fare per addomesticarla. E il rito è "quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore". Ecco, deve avere pensato il legislatore, dobbiamo mantenere dei riti, qualcosa che renda speciale un giorno o un anno, qualcosa che rappresenti un punto fondamentale attraverso il quale cambia addirittura la vita. Ecco perché sono rimasti gli esami di terza media. E anche quelli della maturità.
Anche se da più parti qualcuno vorrebbe lasciare intendere che sarebbe meglio disfarsene, come è accaduto per quelli della scuola elementare, sì, insomma, della primaria.
Credo poi che il legislatore abbia voluto mantenere questi riti soprattutto perché questi, al di là delle differenze che ha incontrato nel suo viaggio, possano costituire un elemento condiviso da parte di tutti gli studenti italiani, un elemento di unità nella diversità, insomma. Per questo gli esami di terza media ci sono ancora. E anche per altro, come suggerisce una sensata psicologia. Ed è cosa buona e giusta. E perché questo accada ci sono i presidenti di commissione d'esame che appunto certificano lo svolgimento del rito, la regolarità della sua procedura, la pienezza del suo significato. Così i presidenti certificano che il rito ha avuto luogo, che il percorso di crescita dell'alunno è stato verificato, che il cuore e il cervello sono stati messi alla prova.
Ma il cuore e il cervello di chi? Quello degli alunni o quello dei presidenti? Basterebbe qualche piccola cartolina, caro legislatore, qualche riga dai confini del mondo dove hai inviato i presidenti a certificare, per scoprire cose che noi umani nemmeno sospettavamo. 



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