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SCUOLA/ Un anno di prova, il bello di interrogare se stessi

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Guardando indietro il lavoro svolto, riconosco dei passi. Accadrà sicuramente così anche se l'anno prossimo non dovessi rientrare nell'aula dell'ultimo piano che mi ha ospitato quest'anno. E se sarò nella sede nuovamente provvisoria che mi è stata assegnata lavorerò allo stesso modo. Tuttavia mi chiedo dove finisca quella continuità didattica che i risultati di alunni con consigli di classe più stabili mostrano come arma vincente. Mi chiedo dove finisca quel bisogno di punti di riferimento che mi sono sentita addosso ogni volta che varcavo la soglia dell'aula. "Ci aiuterà l'anno prossimo a scegliere la scuola superiore, vero?".
Mi chiedo ancora di più.
Sapendo più o meno sempre quali classi avrei avuto a settembre, nei tempi in cui ho lavorato nelle scuole paritarie ero abituata a luglio a programmare, a progettare almeno a grandi linee quello che sarebbe stato il corso dell'anno, a studiare gli argomenti che avrei dovuto affrontare, ad approfondire. Confesso che quello trascorso è stato un luglio un po' strano per me. Ho letto e studiato molti dei libri che ho comprato con i 500 euro che ci sono stati assegnati per la formazione, e di cui ho goduto come di un investimento sulla mia professionalità. Non so però dove, come e se spenderò nel terreno didattico quello che ho imparato. L'incremento della consapevolezza culturale ed epistemologica del docente è certamente sempre un guadagno per gli studenti, che in maniera indiretta beneficiano dell'inutilità gratuita e preziosa della conoscenza di cui si nutrono i loro insegnanti. Se coltivo "il cuore e la mente" (come dice Gaber in una illuminante canzone che tengo a monito del mio lavoro) è già tutto. Però è stato un luglio strano.
Ci hanno fatto progettare, nello svolgimento delle attività didattiche per l'anno di prova, fin nei minimi dettagli, tenendo conto delle necessarie modifiche che occorrono quando l'ipotesi incontra l'elemento concreto per cui è stata pensata. Ci hanno fatto poi riflettere sulla progettazione. Ci sono scuole che si trovano a pensare l'anno scolastico successivo in un mare di incertezze. E quest'anno, con le delicate fasi di mobilità e l'intrecciarsi con esse del concorso, credo che questo balletto a me prima sconosciuto sarà ancora più difficile.
Che cosa potrebbero scrivere sulla piattaforma Indire questi istituti?
"Prima del viaggio si scrutano gli orari, / le coincidenze, le soste, le pernottazioni e le prenotazioni" abbiamo imparato con Montale dai nostri banchi di scuola, quando ancora stavamo al di là della cattedra e ascoltavamo le lezioni dei nostri insegnanti. E se è vero che "un imprevisto / è la sola speranza", è vero anche che se ci si imbarca in una traversata complessa, ricca e delicata come quella di un anno scolastico, avere delle sicurezze in più non è di impedimento.



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