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SCUOLA/ Un anno di prova, il bello di interrogare se stessi

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Alcuni amici, immessi in ruolo nel 2015 da graduatorie a esaurimento o nella fase 0 e A della 107 e che hanno voluto (o dovuto) presentare domanda di mobilità per il prossimo anno scolastico, si sono trovati sull'organico di potenziamento, con cattedre variamente articolate. "Quali progetti ha?" si è sentito domandare qualcuno da vicepresidi o presidi che li hanno ricevuti.
Quali progetti abbiamo? Entrare in classe, fare il nostro lavoro, insegnare le materie per le quali tanto abbiamo studiato, ci siamo laureati, abilitati, è troppo ambizioso?
Anche qui, a ben vedere, c'è del positivo. I bisogni delle scuole si moltiplicano sempre più. Sono stati fatti i Rapporti di autovalutazione, e conseguentemente ad essi i Piani di miglioramento. Ogni scuola ha identificato le aree in cui si sente bisognosa, o gli spazi che vuole sviluppare. Il ministero ha messo a disposizione delle risorse, cioè gli insegnanti assunti nella fase C, che hanno preso il ruolo e svolto un lavoro onorevole e pieno di risultati dove la serietà del collegio docenti e del dirigente scolastico ha saputo investire in tal senso, anche quando le risorse assegnate non coincidevano con quelle richieste.
Non sono leggende metropolitane ma esperienze di docenti "tappabuchi", che hanno svolto supplenze o trascorso il tempo in sala professori a bere il caffè. Forse in questo c'è un concorso di colpa tra le parti, ma è una situazione che va tenuta presente. Io stessa avevo una cattedra articolata in diverse attività e ho svolto progetti didattici variegati. Non per tutto ciò che ho fatto ero preparata. Ho fatto quello che dovevo cercando di imparare e ricavare il meglio che potessi, per me e per gli alunni. Mi trovo ora cresciuta dal punto di vista professionale, per quella dinamica sempiterna e universale per cui "le tribolazioni aguzzano l'ingegno", come accade a Renzo dopo la proposta del matrimonio clandestino fatta da Agnese. Tuttavia non posso negare la percezione di disorientamento che in alcuni momenti dell'anno ho provato.
Quali progetti abbiamo? Ma tu, scuola, quali progetti hai? In che modo si possono incontrare i tuoi interessi e le mie competenze? Rispondere a domande di questo genere è vitale per la soddisfazione di ogni protagonista della scuola.
Da una parte ho l'impressione che — forse anche finalmente — agli insegnanti sia chiesto di diventare imprenditori di sé stessi; dall'altra mi sembra però che ci sia bisogno di chiarirsi le idee. C'è infatti, in tutto questo discorso sui progetti, qualcosa che a mio parere rischia di sfumare sullo sfondo.
Che cosa è la scuola?
Cosa la differenzia da un qualunque centro ricreativo? Ci ho riflettuto a lungo, e non ho trovato, sotto differenze pure evidenti che però ad essa fungono come da corollario, che un'unica, sostanziale qualità: la scuola opera attraverso le discipline, cioè le materie. 



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