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SCUOLA/ 100 e lode al Sud, perché non parliamo del valore legale del titolo?

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Questo dice tuttavia di una riduzione di analisi ingiustificatamente superficiale. Condita, neanche a dirlo, dai toni di scandalo di chi si crede vittima di un'ingiustizia per mano di un Sud che fa il "furbo" alla faccia di un onesto Nord. Abbiamo speso fiumi di denaro per educare i giovani all'apertura e al rispetto dell'altro in barba agli stereotipi. Ed ora diamo tutto in pasto al più vecchio che la storia d'Italia ricordi. E la "prova" che i voti dati al Sud non valgono quanto quelli del Nord quale sarebbe? I risultati delle prove Invalsi, in cui i 15enni del Nord sono più bravi.
Una tesi simile induce ad alcune considerazioni. La prima è un dubbio doloroso: non si ha ancora chiaro cosa sono le prove standardizzate Invalsi, a cosa servono e — sic — non se ne sanno leggere i risultati (sempre più caratterizzati da indici di varianza che restituiscono una complessità "a macchia di leopardo"). A riprova di questo equivoco, l'uso di questa lettura parziale dei "100 e lode" per giustificare il necessario inserimento della prova Invalsi come parte integrante dell'esame di maturità, con ciò tralasciando del tutto l'ampio e ben frequentato dibattito che negli ultimi anni ha posto solidi argomenti per la sua eliminazione dall'esame di stato conclusivo del I ciclo.
Non è infatti ammissibile che delle prove standardizzate, ossia prove scalari oggettive di profitto tarate su campioni statisticamente rappresentativi della popolazione di riferimento, i cui risultati hanno lo scopo di costituire un utile elemento di confronto per conoscere e valutare l'efficacia di un sistema, siano utilizzate per valutare la performance degli alunni/studenti di un esame di fine ciclo. Ciò costituisce una violazione degli epistemi basilari della didattica e della libertà di insegnamento, oltre che dei principi fondanti il nostro sistema di istruzione e formazione discendenti dalla Costituzione. Ed eccoci ad un'altra considerazione: forse è sorta una certa confusione su cosa sia l'esame di maturità. Ciò è più plausibile, visto che l'obiezione posta dalla Fondazione Agnelli della necessità di un esame unico non è chiara. Le prove sono già ministeriali.
E allora dovremmo avere il coraggio di riaprire il ben più serio dibattito sul valore legale del titolo di studio, che ad oggi la normativa "risolve" con la certificazione di competenze assumendone come riferimento ideale i quadri Invalsi e Ocse-Pisa. Peccato che in Italia la certificazione di competenze sembri uno scotto da pagare alle raccomandazioni europee, un "pezzo di carta" in più che non legge nessuno. Forse perché ci è caduta dall'alto e non è il frutto di una riflessione pedagogico-didattica fatta dal basso. 



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COMMENTI
14/08/2016 - Esami di Stato (lucia corucci)

Carissima, leggo con attenzione. La disparità di risultati tra Nord e Sud è la stessa che verifichiamo tra una commissione di esami e l'altra. Ho fatto gli Esami di Stato come esterna per Italiano e Latino. Avevo due classi: una con valutazioni molto alte e l'altra con voti più dimensionati. Guarda caso era più preparata quella con i voto più bassi! Allora, che facciamo? 1. Lavoriamo sui criteri di valutazione. Compito dei Collegi e dei Consigli di classe. 2. Affidiamoci a prove uniformi. Anche la terza prova dovrebbe essere ministeriale. 3. Valutiamo i docenti su parametri sicuri. 4. Cerchiamo di nn essere tanto larghi nei voti: usiamo griglie, specimina.. ma nell'incertezza tra un 9 e un 8 diamo.. un 7! Cari saluti