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SCUOLA/ Se le leggi sono nemiche dei limoni

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Eugenio Montale (1896-1981) (Foto dal web)  Eugenio Montale (1896-1981) (Foto dal web)

Carissimo,
sono Francesca, la tua professoressa d'italiano delle medie, quella della nuvola azzurra dentro cui scomparivo con il professore di disegno. Ebbene, ho letto il tuo articolo, e ti ringrazio per quello che dici sul mio conto. Mi piace anche come, nonostante la tua età non possa essere più quella di un ragazzino, visto che eri mio alunno alle medie nel '69, tu sia capace di appassionarti ancora per il posto in cui lavori, per il mestiere che fai dopo tanti anni. Tanti anni in cui, dici, hanno costruito a metà, distrutto, sbagliato: io non ho visto la "Buona Scuola", ho la fortuna di essere andata in pensione in un'età in cui i miei alunni non mi vedevano come una bisnonna, come forse invece capiterà a te.
Ma in fondo al tuo articolo ti sento dire che "c'è bisogno di qualcuno che sappia guardare le macerie, che anzi non si metta a piangere sulle rovine, ma considerando quelle rovine come la materia che è a nostra disposizione, ne faccia materiale per costruire". Alla mia età posso dirti invece che questo è vero ma solo nel rapporto con gli alunni, e solo nella misura in cui, come dicevamo noi negli anni settanta, l'Apparato lo consente. Ma il giocattolo-scuola in sé, invece, mi sembra irrimediabilmente compromesso, con una malattia inguaribile addosso, prostrato in una condizione insanabile. Mettiamola così: è come per l'Europa, tutti a dire che così non va, che così non piace, che l'idea dei fondatori era un'altra, ma che però bisogna starci dentro lo stesso, starci dentro in modo diverso, cambiandola dal di dentro.
Ecco, mi sembra che quello che tu dici sulla scuola assomigli tanto a questo: è davvero possibile costruire qualcosa di diverso e di buono nella scuola oggi utilizzando le macerie che vi hanno consegnato?
Lo so, qualcuno potrebbe dirmi, come ho sentito a proposito della riforma costituzionale ieri in tv da un deputato, che non possiamo più stare fermi, che la riforma va fatta, anche se non è la migliore del mondo, e che poi si potrà anche migliorarla, ma intanto ci muoviamo. Quella che una volta era una follia — muoversi senza direzione, anzi già sapendo che quella direzione è sbagliata — oggi diventa una strategia politica, una verità indiscutibile. Si potrà ragionare così? Sono vecchia, ovviamente, e rottamata già da un pezzo, ma, usando una parola che a questi giovani orfani democristiani piace molto, dico che dovremmo rottamare questa scuola senza direzione, senza cuore, senza senso.
Perché vedi, è questo che manca e ogni nuova aggiunta, ogni nuova invenzione estiva, ogni bonus, ogni indicazione sulle competenze, ogni circolare, ogni decisione sembra assomigliare tanto all'agitazione di chi si trova dentro le sabbie mobili. Non vorrei però essere fraintesa: non seguo la stessa logica di chi dice cambiamo per cambiare, dicendo non cambiamo per niente così evitiamo di fare errori; lo so anch'io che è comodo non fare nulla e che così non si sbaglia.



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