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SCUOLA/ Paritarie, il difficile "autunno" sta per cominciare

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Arriviamo a giugno, tempo di "maturità", e riscontriamo che la traccia di diritto ed economia politica per la seconda prova scritta del liceo delle scienze umane ad indirizzo economico-sociale ha riguardato il dibattito "tra scuola pubblica e paritaria", partendo da un testo dell'Assemblea Costituente, ma senza mai citare, nel commento preparatorio e nelle domande rivolte agli studenti per lo sviluppo della prova, il termine "paritaria".
Ho già commentato l'accaduto esprimendo le mie opinioni in un articolo pubblicato nei primi di luglio, ma ritengo che alcune giustificazioni basate sulla scusante che il testo della Costituente non poteva riportare la parola paritaria (ovvio vista la datazione 1946) mi sembrano deboli, dato che le domande chiedevano valutazioni sull'oggi ed oggi la legge di parità ha praticamente 16 anni di vita. Altra svista o strabismo culturale del preparatore del testo?
Tutto quanto esposto si è svolto dentro il quadro di un dibattito che via via si è reso più teso in relazione al tema dei criteri da utilizzare per la ripartizione dei contributi da distribuire alle scuole paritarie, a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato e finalmente giunto a conclusione nei giorni scorsi, con la firma del decreto da parte del ministro.
Non ho intenzione di infilarmi nelle lunghe discussioni dei mesi scorsi, tese a trovare una soluzione per arrivare all'erogazione dei contributi alle scuole. Tempi lunghi che potevano portare alcune di loro di loro ad un tracollo finanziario che, aggiunto al problema del cambio docenti per le nuove immissioni in ruolo da parte dello Stato o degli enti locali, le porterebbe al rischio di chiusura.
Mi sento di chiedere ai responsabili di queste scelte di stare lontani, in futuro, dal "virus dello strabismo", ma di avere chiaro il traguardo da raggiungere ed i parametri di riferimento utili a valorizzare la scuola paritaria, tenendo conto di quanto accaduto, errori compresi, onde evitare i "corsi e ricorsi storici" di vichiana memoria, spesso forieri di guai e non di soluzioni.
Chiarisco con semplici indicazioni: la parità è un diritto civile dei cittadini e non un grazioso favore alle scuole. E' stato il primo parametro incontestabile che ci ha permesso di ottenere la legge di parità 62/2000; la risoluta unità di intenti in sintonia, pur nelle diversità, è stato il valore determinante per avviare la stagione che ha portato alla legge di parità con i 20mila della manifestazione al Palavobis di Milano nel 1997 fino ai 200mila di Piazza San Pietro nel 1999; l'odierno inconfutabile parametro utile quando si debbono emanare norme o prendere decisioni sui finanziamenti alla scuola paritaria è la sua funzione sociale ed il servizio pubblico essenziale erogato.
Uscire da questi "binari", a mio avviso, è rischioso e protrarrà sempre più l'ottenimento della realizzazione della 62/2000, parità economica compresa, producendo addirittura qualche regresso, come già avvenuto.



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