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SCUOLA/ Alunni stranieri, lo "schiaffo" dei prof ai politici in vacanza

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Non è sufficiente tuttavia, per imparare una lingua — e tanto più l'italiano —, interagire sia pur positivamente con il gruppo classe specie poi quando si devono impattare le cosiddette "materie di studio": storia, geografia, scienze naturali… per non parlare della seconda lingua (spagnolo, francese o anche tedesco) che si aggiunge all'obbligo dell'inglese veicolare.
In assenza di una normativa pianificata su scala nazionale, si procede un po' per tentativi e agli Italiani, si sa, l'ingegno non manca…
Con il monte ore residuo che soprattutto i docenti di lettere accumulano nel corso dell'anno scolastico grazie a spazi orari di 54 anziché di 60 minuti, è possibile strutturare veri e propri "corsi" per alunni stranieri da alfabetizzare. Un docente viene in genere preposto all'organizzazione di questa specifica attività che prevede: dapprima una suddivisione degli alunni in fasce di livello e successivamente la strutturazione vera e propria del corso con tanto di valutazione da allegare alla pagella del primo quadrimestre e di fine anno.
Succede così che, durante la quotidiana attività  scolastica, il cinesino o la pakistana di turno, vengano prelevati dalle proprie classi (per una media di quattro o anche cinque ore settimanali) e lavorino — singolarmente o insieme a un compagno della medesima area linguistica di provenienza — con un docente che ha il compito di introdurli all'uso dell'italiano: conversazione e grammatica.
Certo, qualcuno potrebbe considerare ridicolo il tentativo e comunque inadeguato rispetto all'obiettivo, veramente arduo, di insegnare la lingua italiana a ragazzi che provengono da universi culturali tutt'affatto diversi oltre che risultare spesso scarsamente alfabetizzati anche nella loro lingua madre.
Che fare quindi? Aspettare che lo Stato ci fornisca una normativa o rispondere alle sollecitazioni della realtà mettendo in campo la grande risorsa dell'esperienza? Dove non arrivano gli insegnanti, suppliscono infatti la semplicità e la fantasia dei ragazzi che si costruiscono, imprevedibilmente, i loro codici comunicativi, spesso anche crudeli, come ha raccontato in una drammatica testimonianza al Papa una giovane quindicenne, durante la Giornata mondiale della gioventù. Non ha esitato, Francesco, con il suo linguaggio incisivo e diretto, a fornire indicazioni di metodo chiare e precise: va bandito dal nostro vocabolario il termine "extra-comunitario" che si dice "delle persone di altri Paesi che vengono a vivere da noi. Tu che sei di un altro Paese, diventi "extra-comunitario": ti portano via dalla comunità, non ti accolgono".
Senza — mi auguro — peccare di superbia, aggiungo, in chiusura, un breve testo che ho ricevuto da una mia alunna egiziana di prima media che ho avuto la fortuna di seguire anche nel corso di prima alfabetizzazione:

Cara p. Sponza
non ho visto nella mia vita una prof come te anche prof. (di) Matematica, anche gli altri avete fatte tantissime per noi stranieri. Al fino ho capito bene che tu sei una prof (che) lavora tantissimo ma al fino si trova tanti alunni che sono spiasciuti che vai (via) perché sei tu la prof di loro. Le parole sono fermati da qui perché tu sei bella e non so cosa dirlo e buona vacanza. B. B.

Non accogliere, proseguiva il Papa a Cracovia, "è una cosa contro cui dobbiamo lottare tanto".

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