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SCUOLA/ "Vi racconto come funziona la libertà di educare in Gran Bretagna"

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Fondamentalmente, vogliamo creare una scuola che crei le basi perché i nostri allievi possano fiorire e realizzarsi. Poi dirigiamo il nostro programma verso la coltivazione di alcune virtù fondamentali: la curiosità, perché i nostri studenti approccino il mondo con un senso di stupore, desiderio di scoperta e con i mezzi per poter analizzarlo; coraggio, perché possano intraprendere nuove avventure mettendosi in discussione, lavorino sodo e riescano a rialzarsi quando cadono; e compassione, perché capiscano che il loro wellbeing è intrinseco al wellbeing della loro comunità e che il dare, il fare del bene, il servizio, è un bene in sé.

In che modo vi organizzate per raggiungere questi obiettivi?
Ci impegniamo in tre cose. La prima è offrire un curriculum ampio perché ciascun ragazzo possa trovare il proprio "spazio" e noi possiamo scoprire quanti più talenti possibili. Per cui facciamo più sport e più musica di altre scuole, abbiamo un programma di retorica ed uno di azione civica; quest'ultimo parte dal livello minimo e più facile, con i bambini che aiutano a casa al più impegnativo, con gli studenti più grandi che aiutano i più piccoli in lettura o in matematica oppure che vanno a pulire i parchi per poi analizzare e catalogare ciò che hanno raccolto, misurando poi l'impatto di una campagna di sensibilizzazione da loro gestita sulla raccolta di rifiuti successiva.

Vada avanti. La seconda?
L'eccellenza nell'insegnamento: diversi studi dimostrano che la qualità dell'insegnamento è il fattore più importante nel migliorare gli student outcomes; per questa ragione investiamo nella preparazione continua di insegnanti e dirigenti e ci consideriamo una learning community, sempre aperta ad un confronto positivo e robusto, ovvero la paga di ciascun dipendente della scuola è legata alla performance personale.

E la terza?
Un focus sulla famiglia: vogliamo essere una scuola che ha l'atmosfera di una famiglia, dove pertanto ogni studente è conosciuto bene da tutti, ma anche una scuola che si preoccupa dei bisogni e desideri delle nostre famiglie. A parte il fatto che abbiamo genitori che sono eletti direttamente nel consiglio di amministrazione, ci aspettiamo che i genitori partecipino all'educazione scolastica dei bambini, offrendo loro meeting settimanali su parti del programma che stiamo trattando. Abbiamo una open door policy, con i genitori che possono incontrare insegnanti e dirigenti ogni giorno, e ci impegniamo ad offrire loro un servizio professionale, con, per esempio, standard "societari" sulle tempistiche di risposta (cioè entro 36 ore).

A quali modelli educativi vi ispirate?
Le nostre ispirazioni sono molteplici: per quanto riguarda l'esperienza scolastica come esperienza a 360 gradi, sono le tradizionali scuole private inglesi; per quanto riguarda l'insegnamento della retorica, del come parlare in pubblico, un programma che viene dal Massachusetts; per l'insegnamento della matematica, usiamo un programma da Singapore e Shangai; l'idea che gli insegnanti siano dei facilitatori e che guidino progetti di scoperta e l'idea della partecipazione dei genitori vengono da Reggio Emilia. La cosa importante è avere una vision chiara di ciò che si vuole raggiungere, essere aperti ad imparare da altri ciò che funziona, applicarlo al meglio e valutarne l'impatto.

Quale professionalità deve avere chi dirige una scuola come la sua, una free school?



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