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SCUOLA/ "Vi racconto come funziona la libertà di educare in Gran Bretagna"

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Bisogna combinare alle professionalità di un preside anche le capacità di un dirigente di start up, flessibilità e ingegnosità. Bisogna anche saper essere leader di una comunità, che ha affidato ad un progetto nuovo una delle cose più preziose, il benessere e l'educazione dei propri figli. Bisogna pertanto apprezzarne le speranze, le paure ed affrontare il proprio lavoro  la responsabilità e la dedizione necessarie.

Lei ha mai licenziato dei docenti?
Abbiamo licenziato il nostro primo preside, otto settimane prima dell'apertura della scuola. Aveva un ottimo background, ma in un contesto stabile e tradizionale dove esiste già una mappa di procedure, relazioni e situazioni; il processo di fondazione di una scuola invece è pieno di incognite e tribolazioni. Quando è diventato evidente che le cose non sarebbero migliorate, ne abbiamo preso atto e l'abbiamo licenziato. E' stata in assoluto la cosa più difficile che abbia fatto nella mia carriera.

Come ci è riuscito?
E' stato fondamentale fare due cose: avere il bene degli studenti come stella polare, e fare in modo che il confronto all' interno del cda che ha portato a quella decisione fosse aperto, ragionevole e robusto.

Visto dalla distanza, com'è il sistema scolastico italiano?
Io ho apprezzato profondamente la mia educazione in Italia. Rispetto al sistema inglese per esempio dà un respiro culturale molto più grande. Va anche detto che io sono stato fortunato ed ho avuto degli insegnanti appassionati, ambiziosi e premurosi. Non mi sembra però che la cosa sia sistematica. Penso che il sistema debba mirare ad educare e valorizzare le capacità ed il lavoro degli insegnanti, indipendentemente dal principio di anzianità.

E ora volete andare in Marocco. Com'è nata questa idea folle?
In realtà per circostanza. In Marocco mi ci sono trovato perché mia moglie è stata nominata vice ambasciatrice britannica a Rabat, per cui faccio spola tra lì e Londra. Stando lì però ho visto che si possono fare delle cose utili ed interessanti ed abbiamo un paio di progetti educativi in incubazione. Ma è un contesto difficile, con regole e dinamiche non trasparenti, per cui stiamo cercando dei partner istituzionali.

(Federico Ferraù)



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