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SCUOLA/ La mostra sui 70 anni della repubblica mette i prof al bivio

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La Costituzione del '48, sebbene imperfetta, dimostra la potenzialità di questo credito reciproco tra persone comuniste, cattoliche e liberali che erano cariche di idealità. Fa sorridere un breve passaggio di un video della mostra nel quale Vittorio Foa (Partito d'Azione) racconta di come La Pira (Democrazia Cristiana) volesse inserire nella Costituzione un riferimento a Dio. Bonariamente, così dice l'azionista, gli si fece capire che non si poteva costringere il Parlamento a votare su Dio. Bonariamente, appunto. Ma è come se avesse detto: idealmente lo capivamo.

L'idealità, la mostra lo spiega bene, attraversò negli anni Cinquanta-Sessanta perfino l'economia. Anche questo esempio sarà da focalizzare bene con alunni desiderosi di capire il "boom economico": certo mosso da congiunture favorevoli, ma soprattutto da personalità cariche di fervore comunitario (Mattei). La mostra fa capire che le culture possono degenerare (Sessantotto, terrorismo, attentato a Moro, ecc.) ma possono anche "tenere" se fedeli all'origine. Questo è il lavoro che riguarda nel presente chi educa, chi lavora nella scuola. La cultura del dialogo, richiamata così spesso da Papa Francesco, può affermarsi nella (apparente) odierna fine delle culture? La mostra rilancia potentemente questa domanda e traccia una possibile strada: la cultura non è qualcosa che si conserva, ma il giudizio che oggi si dà per affrontare la sfida del vivere. Da questo punto di vista il passato si collega al presente e il contributo di questo scavo su come eravamo diventa produttivo di nuova linfa. 



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