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SCUOLA/ Da Roma ad Aleppo: la sfida di fare storia con le città

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Bombe su Aleppo (LaPresse)  Bombe su Aleppo (LaPresse)

Se il leitmotiv che prevale nella lettura normale delle vicende umane è quello della guerra, bene, la storia della città rappresenta un filone costruttivo, perché lo statuto della città è quello che impone alle persone che si radunano sotto il gonfalone di trionfare sull'ideologia della morte e dell'annullamento delle speranze.
La città, è ovvio, ha attraversato un cammino tortuoso, non privo di contraddizioni. Alle antiche città-Stato sono succeduti gli imperi. Poi la storia greca e romana è stata una storia di città, e quali città! Le loro forme organizzative hanno trasmesso all'umanità i valori della partecipazione, del rispetto delle leggi, della custodia della memoria. Nell'antichità il fenomeno della sottomissione di un popolo era legato alla distruzione delle sue città, non appena alla vittoria in una battaglia. Senza città un popolo è nomade o alla ricerca di una terra promessa dove potersi insediare. Il popolo di Israele combatte per Gerico, la conquista, la demolisce e poi la ricostruisce.
Qui è il dramma che simboleggia la tensione perenne tra l'essere errante (Into the Wild) e l'essere stanziale, insediato in un luogo organizzato che modifica e a volte corrompe il carattere. Noi europei non conosciamo però solo le città della romanità degenerata dalla quali, come fece San Benedetto con Roma, l'uomo integro volle allontanarsi. Conosciamo la pagina gloriosa delle città divenute "Comuni", cioè libere associazioni di cittadini che si impegnavano a servirsi reciprocamente. Città che si sono difese dalle ingerenze dell'imperatore tedesco sostenute dalla Chiesa; città che sono cresciute all'epoca delle Signorie dando sfogo alle velleità dei ceti contrapposti e abbellendosi di arte e di monumenti.
L'Umanesimo nasce nelle biblioteche dei conventi, il Rinascimento fiorisce nella città che si contendono i maggiori artisti. La rifeudalizzazione, le carestie, le pestilenze che hanno colpito le città più delle campagne (ricordiamo la Milano dei Promessi Sposi) non hanno avuto ragione delle città che sono rinate nei secoli della modernità ad opera del ceto più cittadino di tutti, la borghesia imprenditoriale. Città dai viali al centro e dalle fabbriche in periferia. L'uomo borghese è diviso in sé stesso e nasconde i vizi sotto il tappeto dei vantaggi. Le città sono state protagoniste delle innovazioni e delle rivoluzioni. Luigi XVI viene riportato in città per essere giudicato e la Comune di Parigi è il primo tentativo di applicazione alla storia dell'esperimento comunista che nella città esibisce anche il suo primo clamoroso fallimento. La città non ama essere padroneggiata, bensì essere bene amministrata.
La seconda guerra mondiale, soprattutto, si è caratterizzata per la distruzione di alcune città cardine: Varsavia, Dresda, Berlino, Hiroshima e Nagasaki, quasi a conferma che per colpire gli uomini si mira ad azzerare la fonte della loro sicurezza, quell'espansione del nucleo familiare che è appunto la città. Queste città degli uomini sono state ricostruite, hanno abbattuto i muri divisori come ha fatto Berlino nell'89, ma non hanno dimenticato i potenziali distruttori dell'unità per le quali consistono.



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