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SCUOLA/ "Il libro non serve a niente se non c'è una prof fantastica che te lo spiega"

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Nel mio lavoro a scuola, dentro tanti problemi, ho incontrato uomini e donne che fanno ogni giorno il proprio lavoro con dedizione, a volte scoraggiandosi, arrabbiandosi, ma sempre ricominciando, aggrappandosi con tutte le forze ai bagliori intravisti negli occhi di un ragazzo trasportato per un istante alle soglie di un mondo più pieno, sulle tracce di contenuti resi vivi dalla presenza viva dell'insegnante: "[…] lo si studi per cinque minuti, lo sguardo che viene negli occhi a un ragazzo o una ragazza che risolve un problema. Si vedrà che lì dentro c'è tutto" ha scritto Andrea Bajani in un bell'articolo comparso due anni fa su Repubblica ("Il riscatto della fatica", 21 settembre 2014).
È vero, ho incontrato anche adulti disillusi, ma ciò mi ha convinto sempre più che non ce lo possiamo permettere. Occorre trovare una speranza per sé. Non c'è riforma che possa sostituirla. Ho negli occhi infatti professionisti che, per ragioni che pescano nel punto più profondo della propria persona, accettano ogni giorno di varcare il muro che separa il loro universo da quello degli adolescenti che si trovano di fronte; gente che propone, insegnando, contenuti e metodi che possano aiutare l'alunno a crescere. Gente che propone. Ho incontrato dirigenti scolastici e docenti che lavorano fino a tardi per il bene della scuola, cioè per il bene dei suoi protagonisti, sé e gli altri (ci può essere distinzione?).
Due anni fa, una ragazza di terza liceo mi ha chiesto come facessi ad andare avanti a spiegare quando i suoi compagni erano distratti e disinteressati. Non lo capiva. Avrebbe presto rinunciato, al mio posto. Lei stessa tuttavia, nel dialogo che è seguito, mi ha offerto in dono la scoperta di un cortometraggio che ritengo dica molto di quello che è il lavoro del docente: Frédéric Back, L'uomo che piantava gli alberi, tratto dall'omonimo racconto di Jean Giono. Parla di un uomo che, con pazienza e dedizione, sceglie con cura ogni sera le ghiande che il giorno seguente pianta in un terreno arido e inospitale. Ciò che accade, alla fine, è sorprendente.
L'esperienza di quest'anno mi dice che anche dentro le imperfezioni di un sistema c'è sempre uno spazio di lavoro e di costruzione.
Queste pagine vogliono essere un contributo per un dialogo aperto e sincero. Ho la certezza che, dentro, oltre e al di là di tutte le riforme e polemiche possibili, la scuola sia fatta dalle persone che la abitano, la vivono e la costruiscono, cioè gli insegnanti, e che in quel punto infuocato del loro io si trovi la linfa vitale per l'incontro con ciascuno di coloro in cui si imbattono nel lavoro.
È così che, per tutti (alunni e docenti), può accadere quell'esperienza che una ragazza di seconda media ha descritto alla fine dell'anno, cioè la possibilità che, con la scuola, si possa "cambiare in meglio".

(3 - fine)



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