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SCUOLA/ Le colpe gravi dei prof di lettere

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Eugenio Montale (1896-1981) (Foto dal web)  Eugenio Montale (1896-1981) (Foto dal web)

Nessuna originalità. Nessuno che dicesse cosa l'aveva coinvolto, provocato, magari disgustato o davvero divertito. Nessuno che citasse un episodio. Nozioni e basta. Il Satyricon è bello perché ribalta il modello del romanzo greco. L'avrò sentito almeno trenta volte! Ma cosa ci sia di bello a parodiare una bella storia d'amore tra due ragazzi che rimangono fedeli nonostante tutto e tutti, nessuno dei trenta l'ha detto. Cos'è accaduto? La nozione è stata passivamente assunta al posto del proprio giudizio. I giovani, ingozzati di nozioni, vomitavano nozioni.
Sono stato tanto sfortunato da incappare in una classe di scarso livello? Non credo. Ritengo anzi che il campione che avevo davanti rappresentasse molto bene quanto si incontra e si vede nelle aule scolastiche della Repubblica italiana. Le eccezioni ci sono, esistono sicuramente, ma confermano la regola. Al vecchio nozionismo si è aggiunto, o sostituito, un tecnicismo non meno distruttivo. Il virus viene inoculato da subito e diventa più invasivo man mano che si sale nei gradi di istruzione. E la responsabilità di continuare a trattare gli studenti come oche da ingozzare è tutta di noi docenti.
Dovremmo pretendere meno nozioni e più coinvolgimento. Leggere poco, ma leggere bene e insieme. Rigettare la tentazione dell'enciclopedismo inutile e di seconda mano. Che senso ha conoscere lo schema del ciclo dei vinti di Verga e poi non aver mai vibrato davanti ad una sua pagina? Che senso ha conoscere lo schema dei Canti Orfici di Campana e non aver mai percepito la tensione che pervade tutto il testo di una lirica come La Chimera, dal primo all'ultimo verso, fino a quel commovente e struggente finale ("E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera") che il "poeta notturno" ci butta addosso come il grido del suo cuore? Che senso ha sfiancarsi sull'analisi dei punti di vista della narrazione nei primi capitoli dei Promessi sposi e non curarsi di quelle righe finali,  nelle quali Manzoni ha concentrato tutto il senso della sua fatica di scrittore?
La scuola sembra funzionare in modo esattamente contrario all'essere umano. Sembra quasi armata contro l'essere umano. L'uomo funziona in modo molto semplice: subisce il fascino di qualcosa, vive questo fascino e solo in un secondo momento sente il bisogno di mettere a fuoco, di saperne di più (e vorrà saperne di più quanto più avrà percepito il fascino); è, questa, una dinamica applicabile a tutto: all'incontro con la ragazza, alla passione per quel campione o quello sport, al gruppo musicale o al cantante, alla macchina da corsa… Il primo passo è sempre quello di un coinvolgimento totale della persona. Per le nozioni, le informazioni, i tecnicismi c'è sempre tempo. A scuola si fa esattamente il contrario: si parte dalle informazioni e non ci si cura mai del fascino.



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COMMENTI
27/08/2016 - Capisco e condivido (gianluca zappa)

Confermo di aver fatto la stessa esperienza della collega. E di aver provato lo stesso sgomento. E' vero che sono gli studenti stessi asd adagiarsi in questo atteggiamento passivo, poco impegnato, in fondo opportunistico. Sono infettati dal virus...

 
27/08/2016 - E anche degli altri (Sergio Palazzi)

Lo stesso vale per la storia dell'arte, ma anche per la chimica, la fisica, la matematica, non parliamo di quella materia artificiale ed esistente solo nella scuola che sono le "scienze naturali" dei licei. Lo stesso capita anche per le discipline tecnologiche. Chiaro che non vale sempre e per tutto, ci mancherebbe. Ma lo schema di riferimento ortodosso della scuola è questo, che ci piaccia o no, per quanto ci sforziamo di essere "devianti" di fronte alla sua intrinseca mancanza di senso. Il problema è che questa concezione della scuola è quella che hanno, e spesso che vogliono, gli stessi studenti. Come in quella scena raccontata da D'Orta, dove la bambina ripeteva i Pastori di D'Annunzio, il maestro le chiedeva cosa significassero quelle belle parole e lei rispondeva boh, l'importante è che la sai. Come un liceale, uno di quelli bravi, a cui qualche giorno fa ho chiesto di spiegarmi il significato di un concetto scientifico che aveva espresso formalmente meglio di quanto avrei saputo fare io, ma che si fermava al solo enunciato, non ponendosi il problema che le parole che gli hanno detto di ripetere dovessero avere un senso. Perchè comunque il rapporto sforzo-risultato è molto vantaggioso, se le verifiche come al solito verificano quello, non quelle famose competenze. La scuola come antitesi della vita, della realtà, del piacere di imparare. Allegri, dai, che fra tre giorni si ricomincia...

 
27/08/2016 - Giusto, ma... (Giuliana Zanello)

Giusto monito, quello di Gianluca Zappa, mai abbastanza ribadito, salutare alle soglie di un nuovo anno. Mi permetto solo una osservazione: il legame causa-effetto istituito dall'autore tra risposte degli allievi e metodo di insegnamento mi sembra troppo stretto ed ottimistico. Non so se Zappa ha avuto modo di fare questa esperienza, ma a me è capitato molte volte di interrogare all'esame di Stato i miei stessi studenti e di domandarmi sgomenta che cosa fosse accaduto tra l'ultima campanella e il giorno del colloquio...