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SCUOLA/ Le colpe gravi dei prof di lettere

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Eugenio Montale (1896-1981) (Foto dal web)  Eugenio Montale (1896-1981) (Foto dal web)

E' una logica disumana. Resa ancor più stringente dall'ossessione di "fare il programma", che dovrebbe essere stata abolita, se non fosse poi che gli studenti vengono verificati sempre e solo a partire dalle nozioni del "programma" (il narratore manzoniano, il ciclo dei vinti di Verga, la struttura dei Canti Orfici di Campana, i drammi del metateatro di Pirandello, la parodia del romanzo greco nel Satyricon…). E quando provi a chiedere loro qualcosa di più, ti rispondono con le nozioni, con i giudizi di seconda mano tratti dal loro libro di testo.
Pensiamoci, mentre ci prepariamo a tornare in classe. Possiamo cambiare, possiamo provare con un approccio più umano, più libero, più coinvolgente. Faremo il bene dei nostri ragazzi (e anche il nostro).



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COMMENTI
27/08/2016 - Capisco e condivido (gianluca zappa)

Confermo di aver fatto la stessa esperienza della collega. E di aver provato lo stesso sgomento. E' vero che sono gli studenti stessi asd adagiarsi in questo atteggiamento passivo, poco impegnato, in fondo opportunistico. Sono infettati dal virus...

 
27/08/2016 - E anche degli altri (Sergio Palazzi)

Lo stesso vale per la storia dell'arte, ma anche per la chimica, la fisica, la matematica, non parliamo di quella materia artificiale ed esistente solo nella scuola che sono le "scienze naturali" dei licei. Lo stesso capita anche per le discipline tecnologiche. Chiaro che non vale sempre e per tutto, ci mancherebbe. Ma lo schema di riferimento ortodosso della scuola è questo, che ci piaccia o no, per quanto ci sforziamo di essere "devianti" di fronte alla sua intrinseca mancanza di senso. Il problema è che questa concezione della scuola è quella che hanno, e spesso che vogliono, gli stessi studenti. Come in quella scena raccontata da D'Orta, dove la bambina ripeteva i Pastori di D'Annunzio, il maestro le chiedeva cosa significassero quelle belle parole e lei rispondeva boh, l'importante è che la sai. Come un liceale, uno di quelli bravi, a cui qualche giorno fa ho chiesto di spiegarmi il significato di un concetto scientifico che aveva espresso formalmente meglio di quanto avrei saputo fare io, ma che si fermava al solo enunciato, non ponendosi il problema che le parole che gli hanno detto di ripetere dovessero avere un senso. Perchè comunque il rapporto sforzo-risultato è molto vantaggioso, se le verifiche come al solito verificano quello, non quelle famose competenze. La scuola come antitesi della vita, della realtà, del piacere di imparare. Allegri, dai, che fra tre giorni si ricomincia...

 
27/08/2016 - Giusto, ma... (Giuliana Zanello)

Giusto monito, quello di Gianluca Zappa, mai abbastanza ribadito, salutare alle soglie di un nuovo anno. Mi permetto solo una osservazione: il legame causa-effetto istituito dall'autore tra risposte degli allievi e metodo di insegnamento mi sembra troppo stretto ed ottimistico. Non so se Zappa ha avuto modo di fare questa esperienza, ma a me è capitato molte volte di interrogare all'esame di Stato i miei stessi studenti e di domandarmi sgomenta che cosa fosse accaduto tra l'ultima campanella e il giorno del colloquio...