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SCUOLA/ Letteratura, 40 anni di antologie che hanno ucciso la vita

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L'antologia in questione innovò profondamente e allo stesso tempo divise il mondo dei critici letterari. Fu vera gloria? Per rispondere sarebbe utile verificare statisticamente l'effetto prodotto dallo studio di questi volumi sulla coscienza degli studenti e degli insegnanti che vi ebbero a che fare. Resta probabilmente vero quanto sostenuto più di recente (2013) da Romano Luperini (anch'egli iniziatore di una fortunata serie antologica) circa la libertà di movimento concessa ai lettori, che sarebbe solo apparente perché costretta di fatto dentro griglie tematiche indiscutibili. Di conseguenza, egli scrive, "nel Materiale e l'immaginario, la situazione è la stessa dell'attuale postmoderno occidentale: il massimo di (apparente) libertà e il massimo di (sostanziale) autoritarismo coincidono". Un rimprovero che non è proprio un buffetto, ma una radicale stroncatura; pronunciata a favore di quale alternativa? Quale altra strada propone Luperini?
Per rispondere a questa domanda egli ha scritto Insegnare la letteratura oggi (Manni, 2013). Molto in breve, Luperini riconosce nell'insegnante di scuola il superstite dell'intellettuale organico che una volta superato, quando vi riesce, l'ingabbiamento burocratico e tecnologico nel quale il ministero l'ha costretto assume "la funzione storica e antropologica della trasmissione dell'apprendimento sulla base di un sistema di valori e non della mera razionalità economica". Qual è allora secondo il critico il compito della letteratura in un mondo globalizzato dove non reggono più i richiami alla letteratura come cemento dell'identità nazionale e agli autori come grani del patrio rosario, ora che i grani si sono dispersi?
Egli scrive che "senza un passato, senza un rapporto con i propri morti, senza un'autorità, non si costruisce alcun futuro" (sic!). Dunque, nella babele delle interpretazioni e delle informazioni odierne "insegnare a dare senso a un testo è importante perché significa insegnare a dare un senso alla vita". Ecco allora il compito che deve prefiggersi un insegnamento della letteratura a scuola: "al posto di una successione di medaglioni di autori e di movimenti letterari, la lettura di alcuni grandi libri non solo italiani e non solo europei". Beninteso, raggruppati per generi letterari e per temi, ma comunque alieni da approcci predeterminati. Un giovane piegato sui social può ancora interessarsi di lettura e di letteratura? Sì, risponde Luperini, perché "i grandi temi dell'amore, della morte, della giovinezza, della vecchiaia, della pace e della guerra ci si presentano senza più l'ingombro di ideologie onnicomprensive, di utopie, di programmi generali". In sintesi, è nell'incontro con l'autore e con il testo che si costruisce l'identità del lettore che non si riconosce più nei presupposti ideologici di una storia letteraria già preordinata. 



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COMMENTI
29/08/2016 - un commento in sintesi della proposta finale... (Sergio Palazzi)

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