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SCUOLA/ Letteratura, 40 anni di antologie che hanno ucciso la vita

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Un dubbio atroce, forse favorito dal caldo estivo si affaccia: le antologie di italiano per le scuole secondarie di secondo grado nascono forse da un tradimento? Sarebbe meglio dire: dall'uccisione del padre?
Vediamo di esporre con un qualche ordine la questione. Come ben sanno gli addetti ai lavori, le antologie con il passare degli anni sono andate aumentando quanto a numero di tomi e complessità dei materiali in esse inclusi. Non sono più presenti solo i testi degli autori, ma anche contestualizzazioni storiche, analisi dei brani, percorsi per scrivere sui brani, esercizi di lettura, estensioni ad altre discipline e saperi come l'arte, il cinema, la televisione, per non parlare dell'espansione online allegata oggi a tutti i prodotti. L'idea centrale che le domina è che il testo letterario abbia varie forme e declinazioni, che possono essere comprese solo sottoponendo il testo stesso ad una sorta di "stress test", come si fa per misurare l'efficienza delle banche.
Per lungo tempo la storia delle antologie letterarie per la scuola superiore è stata debitrice agli autori (Ceserani e De Federicis) del fortunato Il materiale e l'immaginario in campo dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso per i tipi della Loescher, in cui domina la filosofia per cui prima degli scritti ci sono i dati materiali. Dieci volumi, migliaia di pagine, fascino indubbio di un'opera per la scuola che sembrava aprire, come molti scrissero, una nuova epoca della cultura scolastica capace di contrastare lo storicismo e lo strutturalismo fino ad allora dominanti tramite i vari Sapegno e Petronio. Ma che cosa era esattamente l'immaginario di cui si fregiava il titolo?
La risposta si può riassumere in questi termini: la letteratura non è semplice rispecchiamento della società, bensì elaborazione di forme espressive e linguistiche che l'immaginazione collettiva elabora per rispondere a determinati problemi di un certo periodo storico. Per esempio, il fiabesco sarebbe, secondo i due autori citati, un modo utilizzato per superare le rigide divisioni sociali del mondo feudale. La letteratura è dunque produzione di immagini che possono essere capite non più attraverso la successione diacronica degli autori maggiori, dei minori e delle loro opere, bensì attraverso corrispondenze tra eventi sociali e temi letterari.
Dichiaravano gli autori, presentando il loro parto, che "gli scrittori sono trattati non più unitariamente ma per frammenti, chiamati in causa via via che un brano ed un altro possa servire ad illustrare una caratteristica saliente dell'epoca in questione". Ad un tema insomma corrispondevano mille riflessi letterari. Il gioco delle corrispondenze tuttavia finiva per fare fuori il soggetto. Sia quello letterario, sia, in molti casi, quello corrispondente al lettore disperso nella foresta dei richiami e dei simboli. 



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COMMENTI
29/08/2016 - un commento in sintesi della proposta finale... (Sergio Palazzi)

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