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SCUOLA/ "Eppur si muove": come si diventa di ruolo a Milano nel 2016

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Protesta di docenti precari (LaPresse)  Protesta di docenti precari (LaPresse)

E quindi, adesso ognuno parte con il suo biglietto in tasca, torna a casa, trova il materiale necessario, apre internet e si tuffa dentro ventiquattro ore di studio e delirio. I gruppi di whatsapp cominciano a fibrillare, ognuno di quelli che farà l'esame più avanti chiede in giro: cos'hai pescato? Cosa pensi di dire? Quali testi pensi di usare? I bambini delle professoresse sono presi in ostaggio da padri, nonni e baby sitter vari e non saranno più messi a contatto con la mamma fino al giorno dopo, qualcuno pensa a fare da mangiare e a costringere la candidata a nutrirsi, perché altrimenti si dimentica di farlo, in preda a una sorta di furore mistico didattico.
Quello che sconcerta è come le commissioni potranno ascoltare con discernimento il mare magnum degli argomenti che capiterà loro di ascoltare. Vuoi mettere un professore che si trova un titolo su Amore e ginnastica di De Amicis? Magari va a scopiazzare di qua e di là, se è fortunato imbastisce una storiella. Ma la commissione? Cosa ne sa? Certo non è questo che conta, essa deve misurare la capacità del candidato di esporre l'argomento a una classe, di sapere usare gli strumenti, di avere cosa, ancora? Insomma, in qualche modo si farà.
Milano è deserta anche di lunedì, il via vai dei professori è l'unico traffico che c'è: l'Italia è ferma, l'Italia è in ferie, l'Italia è sotto l'ombrellone e non si tocca. Ma c'è un pugno di temerari che studia, che suda le sue carte, che si gioca il suo futuro. Altro che: almeno qui, nella scuola, l'Italia è in viaggio, l'Italia si muove, vuoi vedere che ha ragione Renzi? Magari non capiterà a lui come a Galileo, magari non sarà un papa tra trecento anni come è accaduto con Giovanni Paolo II e lo scienziato italiano, ma forse tra un po' qualcuno potrà dire che davvero aveva ragione lui: bisogna smettere di essere pessimisti, di gridare sempre contro ogni cosa, l'Italia si muove e cambia davvero.
Intanto una di queste professoresse, che è anche una mamma, spiega al suo bambino arrivato a riprendersela e sbaciucchiarsela dopo la comunicazione dell'esito dell'esame: è tutto a posto, ho vinto. E mi sono divertita. A un certo punto ho fatto con i commissari esattamente quello che faccio con te, con i miei alunni: li ho sgridati perché parlavano tra loro mentre ero girata alla lavagna a scrivere. Brava mamma, le dice il figlio: finalmente sei entrata in ruolo, adesso torniamo al mare? Sì, che la scuola riparte, che il Paese riparte, che il premier ha ragione.



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