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SCUOLA/ "Eppur si muove": come si diventa di ruolo a Milano nel 2016

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Protesta di docenti precari (LaPresse)  Protesta di docenti precari (LaPresse)

Sono una ventina, solo due uomini, il resto donne. Alcune vistosamente incinte, altre con bambini al seguito. Nell'aria di questo primo pomeriggio d'agosto, di questa domenica caldissima e deserta nel centro di Milano, si sente il profumo di creme solari, di vacanze interrotte, di valigie fatte in fretta dentro la macchina che tanto si può parcheggiare anche in Duomo, oggi, volendo. Sono professori, gente che da anni insegna, che magari ha già fatto il Tfa, ha un'abilitazione da qualche anno. Ma adesso, adesso che hanno passato lo scritto del concorso ordinario, adesso sono chiamati all'ultimo sforzo: domani dovranno svolgere l'esame orale, una cosa che in pochi sanno come sarà, che la presidente di commissione spiega adesso dentro la scuola deserta e senz'aria.
L'esame, per loro che insegnano di sicuro già da un po', è da intendersi come una lezione che il docente svolgerà davanti alla commissione come se fosse davanti ad una classe, indicando quale classe, quanti alunni, quanti Bes, fornendo materiale e tutto quanto possa consentire lo svolgimento della lezione, dalle indicazioni su strumenti e sussidi all'uso di tecnologie multimediali. Con una piccola precisazione: in quell'aula dove domani i docenti reciteranno il loro ruolo, non c'è la Lim, bisognerà  adattarsi, arrivare con un pc, con un tablet, ma anche con niente. Ma su cosa faranno la lezione? Nessuna paura, sono lì per questo: dentro un'urna che non assomiglia nemmeno a quelle dell'estrazione del lotto in tv, ci sono mille bigliettini, su ciascuno il titolo di una lezione da affrontare. Si va dall'amore sensuale nella poesia post-cortese alla teoria della tettonica a placche, dai moti risorgimentali alle figure retoriche in D'Annunzio.
Sì, perché i professori in questione reciteranno per il ruolo in lettere nella scuola media o negli istituti superiori. Come alla Uefa, il presidente della commissione invita all'estrazione i candidati. Sì perché qui sono loro a tirare fuori il bigliettino, a salvarsi o condannarsi con le loro mani: come se per decidere quale squadra sta nel girone Champions con la Juve chiamassero Higuain a estrarre il bigliettino. Ecco, loro sono lì per questo. E, una volta estratto l'argomento, avranno tempo fino al giorno dopo, lunedì, alla stessa ora, per prepararsi e illustrare il risultato del loro lavoro.
Così venti professori sono arrivati dal mare, o dalla montagna, con le auto e i figli, o in treno o in aereo per estrarre il tema del loro destino. E come loro, altri, in tutt'Italia. Così mi hanno detto. Ma se proprio si doveva estrarre, non poteva provvedere un notaio con la commissione? I candidati non potevano essere avvertiti con una mail del tema loro affidato? Mancava la diligenza che li passasse a prendere e poi il quadro della buona scuola, quella del 1800, era completo. Ma forse così era necessario per non dare adito a mugugni o ricorsi, che sembrano essere lo sport nazionale in caso di concorsi.



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