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SCUOLA/ Indagare la tecnologia per capire il mistero delle cose (e dell'uomo)

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Martin Heidegger (1889-1976) (Foto dal web)  Martin Heidegger (1889-1976) (Foto dal web)

Gli studi di Marshall McLuhan, invece, mostrano che la tecnica-tecnologia influisce direttamente sullo scopo e sul messaggio che vogliamo realizzare. Lo strumento che usiamo modifica e trasforma il messaggio che intendiamo lanciare. Gli strumenti con i quali viviamo modificano il tempo e lo spazio nei quali il nostro corpo e il nostro agire si dà. La tecnica, gli strumenti, dunque non sono mai neutrali.

L'uso degli strumenti non è mai neutrale rispetto al senso e all'immagine che l'uomo ha di sé, come provenienza e come destino. 

La presenza invasiva e massiccia delle tecnologie nella società industriale e consumistica attuale ci mette con le spalle al muro: lasciarci ridurre noi stessi a "cosa" ("una mera scienza di fatti produce meri uomini di fatto", E. Husserl, Crisi delle scienze europee), inconsapevoli e immersi nel flusso dell'informazione, della produzione e del commercio; o tornare consapevolmente a noi stessi, recuperando la domanda sul mistero del nostro essere nel mondo, della nostra provenienza e della nostra destinazione, dal di dentro della attuale società tecnologica.

Interrogare più a fondo la tecnica ci permette infatti di giungere a riconoscere la nostra strutturale finitezza — per contrasto con l'illusione della tecnica di allungare la vita o renderla avulsa da ogni forma di limite — e recuperare così il senso delle relazioni umane come ciò che renda dignitosa la vita.

A riguardo è interessante rileggere un celebre passo di Martin Heidegger: "Non è la bomba atomica di cui tanto si parla a costituire, in quanto ordigno di morte, il mortifero. Ciò che da tempo minaccia l'uomo di morte — e di una morte che concerne la sua stessa essenza — è l'incondizionatezza del puro volere, nel senso dell'autoimposizione deliberata e globale. Ciò che minaccia l'uomo nella sua essenza è l'ingannevole convinzione che, attraverso la produzione, la trasformazione, l'accumulazione e il governo delle energie naturali, l'uomo possa rendere agevole a tutti e in genere felice la situazione umana. Ciò che minaccia l'uomo nella sua essenza è la convinzione che la produzione tecnica metterà in ordine il mondo; mentre, al contrario, questo genere di ordine livella ogni ordo, cioè ogni rango, nella uniformità della produzione, dissolvendo così, fin dall'inizio, la possibile provenienza di ogni rango e di ogni riconoscimento dal fondamento dell'essere" (M. Heidegger, Perché i poeti). 

Ma là dove ha luogo il pericolo, là sorge anche il salvatore, come diceva Holderlin.

Tutti, infatti, siamo ingaggiati dalla sfida che la tecnica e le tecnologie pongono di per se stesse allo sguardo interrogante del filosofo, per riscoprire il proprium del vivente umano, della sua essenza relazionale e delle sue possibilità di autodeterminazione, della sua provenienza e della sua destinazione. Domandare circa l'essenza della tecnologia significa fare il primo passo per tornare a guardare il mistero da cui provengono le cose che abbiamo intorno. 



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