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SCUOLA/ Quella cattiva politica che ha umiliato i docenti

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La sede del Miur (Lapresse)  La sede del Miur (Lapresse)

Io ho inteso dire ch'egli deve guardarsi dall'interferirvi con criterio politico [religioso], per finalità di contingenza politica, attraverso argomenti o mezzi politici, e pressione politica, e intimidazione politica. Ma in quanto uomo anche di cultura, anche di ricerca, egli non può non partecipare alle battaglie culturali. Solo che deve farlo sul piano della cultura stessa e con criterio culturale. Eccetera eccetera. È a questo ch'io mi sono opposto e mi oppongo: questa inclinazione a portare sul campo culturale, travestite da giudizi culturali, delle ostilità politiche [religiose] e delle considerazioni d'uso politico [religioso], col lodevole intento, evidentemente, di rendere più spiccio il compito della politica, ma col risultato di alterare i rapporti tra cultura e politica a danno, in definitiva, di entrambe. Servirsi di una menzogna culturale equivale a servirsi d'un atto di forza, e si traduce in oscurantismo [banale, quotidiano totalitarismo]. Non è partecipare alla battaglia culturale e portare più avanti, con le proprie ragioni, la cultura, e portarsi più avanti nella cultura: trasformare e trasformarsi. È voler raggiungere dentro la cultura un effetto o un altro restando al di fuori dei suoi problemi. È agire sulla cultura; non già agire in essa. Oscurantismo, ho detto. E produce quello che l'oscurantismo produce: insincerità, aridità, mancanza di vita, abbassamento di livello, arcadia, infine arresto assoluto.

Eccetera eccetera eccetera.

Può bastare che uno scrittore "parli male di Garibaldi" per essere trattato da scrittore controrivoluzionario? Molti uomini politici parlano male di scrittori rivoluzionari, eppure gli scrittori non li trattano da uomini politici controrivoluzionari. Giuseppe Mazzini, per citare un esempio già illustre, scrisse che Leopardi era un poetuccio decadente al paragone del "grande poeta civile" (figurati!) G. B. Niccolini, eppure nessun uomo di cultura si è mai sognato di considerare Mazzini un reazionario. Noi pensiamo, tutt'al più, che Mazzini non era in grado di intendere il valore della poesia di Leopardi. 

Eccetera.

E noi, sentendo trattare da scribacchini degli scrittori [professori] che sappiamo di prim'ordine, abbiamo l'impressione di essere tutti sminuiti, e che il nostro stesso mestiere sia sminuito, che la cultura stessa sia sminuita, che i nostri sforzi in senso rivoluzionario non possano mai essere riconosciuti come tali dai nostri compagni politici.

Eccetera.



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