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SCUOLA/ Quella cattiva politica che ha umiliato i docenti

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La sede del Miur (Lapresse)  La sede del Miur (Lapresse)

Titulo paragrafario: Uno sforzo che eviti l'arcadia

L'arcadia è l'arte che il vittorianesimo o il secondo impero  [e ogni potere] volevano: arte del conformismo; e io dico che "«non insegna" in quanto non insegna nulla che trovi essa stessa, scopra essa stessa nella vita; in quanto non ha nulla di nuovo da dire per proprio conto; in quanto si limita a ripetere "insegnamenti" che già la morale comune, o il costume, o la politica, o la Chiesa insegnano.

L'estetica dell'arcadia implica una distinzione tra verità e poesia, per cui la verità viene concepita a prescindere dall'elemento che la poesia è di essa e della sua ricerca, e la poesia concepita a prescindere dalla parte integrante che ha nella verità e nella sua ricerca. Il razionalismo astratto, che tutto misura a piccoli passi visibilmente razionali e non vuole riconoscere per razionali i passi più lunghi o non visibilmente razionali, o meno visibilmente razionali, è la posizione culturale che più favorisce le scivolate dell'arte nell'estetica arcadica. Le favorisce da semplice filosofia, e le favorisce anche da politica. Induce i poeti a dire: "mettiamoci al servizio della verità". E non si accorge che questo significa indurli a non lavorare per la verità, a non adempiere il loro compito di scoperta propria della verità, a non cercare anche loro la verità, a indurli in compenso a suonare il piffero per una forma raggiunta di verità cui mancherà in ogni caso la parte di verità di cui essi avrebbero dovuto integrarla.

Che il piffero sia suonato su temi di politica, di scienza o di ideologia civile anziché su temi di ideologia amorosa non cambia in nulla il carattere arcadico d'una simile musica. 

Eccetera eccetera eccetera.

Ma il marxismo [liberismo, proselitismo, progressismo, rottamismo, -ismo] contiene parole per le quali ci è dato di pensare che la nostra rivoluzione può essere diversa dalle altre, e straordinaria. Può essere tale che la cultura non si fermi o che la poesia non decada ad arcadia, e noi dobbiamo almeno sforzarci di fare in modo che sia tale.

 

Eleio da Victoria

(Il Politecnico, n. 35, gennaio-marzo 1947)

 

(2- fine)



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