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SCUOLA/ L'Ofsted de' noantri e la brutta scuola

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Non c'è chi non veda che se i meccanismi di controllo e supporto prevedono il ricorso alla minaccia pubblica e al pubblico ludibrio a livello alto (un ispettore ed un dirigente scolastico) è facile verificare cosa accade già ora ed immaginare cosa accadrebbe, ad esempio, nei rapporti fra dirigente scolastico e docenti in un sistema basato su meccanismi addirittura di scelta libera e non basati sul concorso pubblico.
Le pagine dei siti scolastici ed anche di qualche giornale sono pieni di episodi ed avvisaglie relative alla prima applicazione della cosiddetta "chiamata diretta". Presidi che chiedono alle docenti se hanno gravidanze in vista o curricola disegnati ad personam con titoli tanto rari quanto inusuali e poco congrui.
Tutto questo accade già oggi nell'Italietta della chiamata diretta.
Chi ha la bontà di leggere i miei commenti critici agli articoli in cui si cantano le lodi della "chiamata diretta", sa che quello che viene paventato e cioè che sia un sistema basato non sul confronto e la valutazione ma sul ricatto, l'intimidazione e la sicura violazione dell'art. 97 della Costituzione non è apocalittica previsione dei gufi antirenziani. E', banalmente, l'analisi di chi conosce la realtà italiana. Non c'è manco bisogno di scomodare il Banfield del familismo amorale, basta prestare attenzione a quello che accade nelle scuole vicine e lontane.
Devo confessare, però,  la mia iniziale meraviglia quando ho scoperto che sui meccanismi ideati dalla Buona Scuola in tema di individuazione del personale docente da parte dei presidi ha avuto modo di dire la sua addirittura Raffaele Cantone, il magistrato designato all'Autorità Anticorruzione.
Pensavo fosse una bufala fatta circolare da gufi antirenziani nel mare magnum della rete perché non riuscivo ad immaginare cosa potesse interessare a Cantone del meccanismo della "chiamata diretta". Poi ho verificato che Cantone ha individuato quei meccanismi e quello della scelta dei libri di testo da parte dei docenti come soggetti, in ipotesi, a pratiche di corruttela. Se ora ci aggiungiamo anche il meccanismo della minaccia pubblica alla Bruschi, il cerchio si chiude.
Resto in fiduciosa attesa delle valutazioni sulla vicenda Bruschi che farà l'attuale ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. Resto, in altrettanta fiduciosa attesa delle decisioni, in materia di brutta scuola renziana, della Corte costituzionale ed anche dell'eventuale futuro referendum abrogativo di alcune parti della legge 107/2015.
Anche perché, a differenza di Bruschi (lo ricordo teorico, ai tempi della Gelmini, della "educazione alla legalità senza le leggi" e difatti Bruschi e la Gelmini eliminarono lo studio del diritto nelle scuole superiori italiane), io alle leggi ci credo e nelle leggi confido.
E lascio, perciò, fuori la fede religiosa inopinatamente evocata da Bruschi nel suo editto facebookiano.



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