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SCUOLA/ Alternanza, se ci sono aziende che cercano i giovani perché impedirla?

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Negli ultimi anni sono stati realizzati importanti passi avanti per una alleanza tra sistema educativo e mondo del lavoro, sollecitati anche dalle istituzioni europee e nazionali, superando una storica diffidenza e separazione tra l'apprendimento puro e quello orientato al lavoro, tra teoria e prassi, tra cultura e lavoro.

Introdotta già come possibilità dalla Riforma Moratti, i problemi dalla concreta realizzazione dell'alternanza sono sorti con l'anno scolastico appena concluso in cui da mera possibilità è divenuta obbligo. Così, vissuta come ennesimo adempimento da compiere in forza di una legge calata dall'alto e della quale si contestano gli obiettivi, soprattutto quelli formativi, oggi assistiamo ad affannose ricerche di tirocini curricolari in azienda, con la conseguenza che le imprese sono prese d'assalto e aumenta la difficoltà nel raggiungere lo scopo. Oppure, al desolatamente vuoto registro delle imprese che aderiscono all'alternanza tenuto presso le Camere di Commercio e al silenzio del Miur di fronte al crescente malcontento, si fa fronte di fatto eludendo l'obbligo, come nel caso in cui l'alternanza si sostanzia in qualche ora di lezione teorica sulla cultura di impresa. In questo modo l'adempimento è compiuto, ma l'alternanza è svuotata della sua finalità formativa per diventare mero esercizio.

Una possibile direzione diversa da quella dell'adempimento, quella del compimento, è invece possibile: attraverso un migliore rapporto tra scuola e contesto territoriale, valorizzando l'autonomia scolastica. 

La progettazione dell'alternanza ha uno spazio di libertà ampio e pluriennale. Non serve affanno ma una ben strutturata programmazione, sebbene lo scorso anno scolastico non sia stata possibile.

Si deve tuttavia partire con il coraggio di considerare l'apprendimento fuori dalle mura scolastiche come potenzialmente equivalente a quello che si svolge al suo interno, benché con modalità differenti. L'apprendimento in situazione, infatti, può essere anche più produttivo di un apprendimento teorico. Per fare ciò si possono attivare differenti interventi, oltre ai tirocini, tutti validi ai fini del raggiungimento del monte ore di alternanza: dagli incontri con esperti, a visite aziendali, ricerca sul campo, simulazione di impresa, project work, progetti di imprenditorialità e così via.

Quindi, per rispondere ad alcune sollecitazioni del prof. Zappa, sì, anche le attività realizzate con le associazioni od altri soggetti del terzo settore sono possibili e riconosciute ai fini dell'alternanza, così come ricerche sul campo realizzate in collaborazione con soggetti pubblici e privati.

Infatti, lo scopo non è quello di portare gli studenti a faticare al lavoro, di renderli più facilmente sfruttabili dalle aziende come manodopera a basso costo, o nullo, ma di riconoscere nelle imprese, nelle organizzazioni pubbliche e del privato sociale un bacino culturale che non è distante rispetto agli obiettivi di apprendimento dei giovani, ma al contrario, rappresenta un potenziale alleato della scuola. 



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COMMENTI
15/09/2016 - Fuori tempo (Franco Labella)

Reputo l'intervento del dott. Gotti caratterizzato da una serie di affermazioni, giuste, condivibili, di principio, che però ha un limite temporale: siamo al secondo anno di applicazione, non all'anno zero. Se dal suo osservatorio (limitato) lombardo ha dei dati che incoraggiano il suo ottimismo, suggerirei al dott. Gotti di allargare l'orizzonte e procurarsi, se disponibili, dati nazionali. Non mi pare che quest'anno ci sia stata la corsa delle imprese (sorvolo sulle ragioni di questo perchè magari potrebbe sembrare non significativo in un orizzonte temporale lungo)e non mi pare che si sia modificata la logica iniziale di "do ut des" che anche a livello confindustriale era stata delineata. Se Gotti invita a concretezza, con i dati concreti ci si confronta. Il resto, con tutto il rispetto, corrisponde ad una visione stereotipata del ruolo e delle visioni degli insegnanti e bene ha fatto il collega Zappa a chiarirlo con incisività nel suo commento. E di questo (degli stereotipi), personalmente, ho le tasche piene. Piuttosto posso chiedere a Gotti se nella sua ampia visione trova ragionevole curricola privi di nozioni di carattere giuridico ed economico? Cultura d'impresa senza questo? Turisti fai da te? No Alpitour...

 
14/09/2016 - Precisiamo (gianluca zappa)

Caro Gotti, grazie prima di tutto per l’attenzione dimostrata verso le mie argomentazioni. Lei però vi vede una chiusura rispetto all’alternanza scuola-lavoro che in realtà non c’è. C’è invece un’aspra critica nei confronti di come è stata avviata e perfino di come è stata pensata. Del resto anche lei nel suo articolo rileva che: 1- modalità burocratiche e centralistiche non ne hanno aiutato l’attuazione; 2- l’introduzione ritardata non ha di certo favorito la programmazione; 3- un esame di stato ancora da riformare (come? E quando?) confligge con il provvedimento stesso. Ce n’è abbastanza per dirci con franchezza che qualcosa di buono è stato fatto male. Lei non sottolinea, cercando tra le mie argomentazioni, il fatto che è stato pensato un monte ore eccessivo per questa attività. Ecco un altro sbaglio. Ma poi, come fanno alternanza scuola-lavoro gli studenti che svolgono uno stage annuale all’estero? Mistero assoluto. Intanto una prima rilevazione di dati dice che il 55% degli studenti ha fatto alternanza scuola lavoro col lavoro simulato, pratica che, se può essere utile (ma che, ad esempio, coinvolgendo il gruppo classe non mette il singolo in contatto diretto col mondo del lavoro e le sue difficoltà), dovrebbe comunque avere un impatto molto minore, dovrebbe essere una risorsa in più. Invece, di fatto, si sta sovrapponendo alla didattica e addirittura la sta scalzando. Allora, posso essere d’accordo con tutto quello che lei dice, ma la realtà dei fatti è quella di un pasticciaccio all’italiana. Ed è precisamente questo che s’intende denunciare, anche perché il mondo della scuola (cioè gli esseri umani che vi lavorano) è stanco di esperimenti gestiti così.