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SCUOLA/ Alternanza, se ci sono aziende che cercano i giovani perché impedirla?

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E' chiaro che serve un'esperienza ed un confronto di progettazione, per individuare, in modo personalizzato, quelle competenze, conoscenze ed abilità che possono essere raggiunte attraverso l'alternanza nelle sue varie forme, partendo però dalla consapevolezza — ed è qui la vera sfida culturale del nostro sistema educativo — di riconoscere che non si apprende solo nel contesto scolastico e che esistono diverse modalità per acquisire competenze che non siano solo nozioni.

I numerosi esempi positivi di rapporto tra scuole e imprese rappresentano la cifra di come spesso sia solo un pregiudizio quello per cui le aziende non sarebbero interessate ad accogliere studenti in alternanza. L'impresa ha molti motivi per coinvolgersi nel rapporto con la scuola. 

Il confronto con la scuola può portare giovani più pronti ad entrare un domani in impresa, le occasioni di confronto con la scuola possono arricchire la stessa azienda. Collaborare con le istituzioni scolastiche può migliorare l'immagine dell'azienda sul territorio e dare il proprio contributo di idee e dedicare tempo alla scuola e alla formazione dei giovani è un modo utile e concreto di interpretare la responsabilità sociale dell'impresa. Per completezza di informazioni, rispetto all'onere delle imprese per il pagamento dei tirocinanti, è bene chiarire che il tirocinio curricolare non comporta a carico dell'azienda nessun obbligo di corrispondere un compenso allo studente.

In uno spirito costruttivo, ciò che chiederei al ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca, in tale contesto, è un rafforzamento dell'autonomia scolastica.

Uno dei maggiori scogli alla personalizzazione del curriculum è la struttura dell'esame finale: centralizzato, basato in larga parte sulla verifica di conoscenze e sui "programmi di studio", in qualche modo in contraddizione con la valorizzazione dell'autonomia dei docenti nel programmare l'attività didattica sulla base di curricula contenuti nelle "indicazioni nazionali", meno rigide dei vecchi "programmi". 

E' quindi auspicabile che la maggior libertà della scuola si rafforzi anche attraverso la riforma dell'esame di Stato prevista dalla legge 107/2015 che valorizzi, come afferma ancora la legge 107, il "curricolo dello studente" e quindi anche le modalità di raggiungimento di quote del "programma" attraverso forme di alternanza scuola-lavoro.

Per altro l'esame di Stato centralistico continua a dimostrare la sua incapacità di rappresentare un metro di giudizio unitario per tutto il Paese (si vedano le puntuali analisi di ogni anno sulla diversa modalità di attribuzione dei giudizi da nord a sud del Paese).

Una maggiore libertà di programmazione e la valorizzazione dell'autonomia scolastica potranno rendere più efficaci anche le iniziative di alternanza scuola-lavoro, come attività di apprendimento compiuto realizzate all'esterno della scuola.

Molte sono le energie oggi in campo che stanno realizzando con successo diverse iniziative. 



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COMMENTI
15/09/2016 - Fuori tempo (Franco Labella)

Reputo l'intervento del dott. Gotti caratterizzato da una serie di affermazioni, giuste, condivibili, di principio, che però ha un limite temporale: siamo al secondo anno di applicazione, non all'anno zero. Se dal suo osservatorio (limitato) lombardo ha dei dati che incoraggiano il suo ottimismo, suggerirei al dott. Gotti di allargare l'orizzonte e procurarsi, se disponibili, dati nazionali. Non mi pare che quest'anno ci sia stata la corsa delle imprese (sorvolo sulle ragioni di questo perchè magari potrebbe sembrare non significativo in un orizzonte temporale lungo)e non mi pare che si sia modificata la logica iniziale di "do ut des" che anche a livello confindustriale era stata delineata. Se Gotti invita a concretezza, con i dati concreti ci si confronta. Il resto, con tutto il rispetto, corrisponde ad una visione stereotipata del ruolo e delle visioni degli insegnanti e bene ha fatto il collega Zappa a chiarirlo con incisività nel suo commento. E di questo (degli stereotipi), personalmente, ho le tasche piene. Piuttosto posso chiedere a Gotti se nella sua ampia visione trova ragionevole curricola privi di nozioni di carattere giuridico ed economico? Cultura d'impresa senza questo? Turisti fai da te? No Alpitour...

 
14/09/2016 - Precisiamo (gianluca zappa)

Caro Gotti, grazie prima di tutto per l’attenzione dimostrata verso le mie argomentazioni. Lei però vi vede una chiusura rispetto all’alternanza scuola-lavoro che in realtà non c’è. C’è invece un’aspra critica nei confronti di come è stata avviata e perfino di come è stata pensata. Del resto anche lei nel suo articolo rileva che: 1- modalità burocratiche e centralistiche non ne hanno aiutato l’attuazione; 2- l’introduzione ritardata non ha di certo favorito la programmazione; 3- un esame di stato ancora da riformare (come? E quando?) confligge con il provvedimento stesso. Ce n’è abbastanza per dirci con franchezza che qualcosa di buono è stato fatto male. Lei non sottolinea, cercando tra le mie argomentazioni, il fatto che è stato pensato un monte ore eccessivo per questa attività. Ecco un altro sbaglio. Ma poi, come fanno alternanza scuola-lavoro gli studenti che svolgono uno stage annuale all’estero? Mistero assoluto. Intanto una prima rilevazione di dati dice che il 55% degli studenti ha fatto alternanza scuola lavoro col lavoro simulato, pratica che, se può essere utile (ma che, ad esempio, coinvolgendo il gruppo classe non mette il singolo in contatto diretto col mondo del lavoro e le sue difficoltà), dovrebbe comunque avere un impatto molto minore, dovrebbe essere una risorsa in più. Invece, di fatto, si sta sovrapponendo alla didattica e addirittura la sta scalzando. Allora, posso essere d’accordo con tutto quello che lei dice, ma la realtà dei fatti è quella di un pasticciaccio all’italiana. Ed è precisamente questo che s’intende denunciare, anche perché il mondo della scuola (cioè gli esseri umani che vi lavorano) è stanco di esperimenti gestiti così.