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SCUOLA/ Alternanza, se ci sono aziende che cercano i giovani perché impedirla?

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Si tratta di raccogliere le buone prassi, di portarle a sistema, di diffondere le diverse esperienze attraverso un lavoro di condivisione e collaborazione a livello territoriale, coinvolgendo anche altri stakeholder quali le associazioni di imprese, i sindacati, gli enti locali, i centri per l'impiego, le agenzie per il lavoro e gli altri soggetti accreditati al lavoro, ma anche i centri di formazione professionale che realizzano da anni la propria attività mettendo al centro il rapporto con l'impresa e l'alternanza scuola lavoro.

Già oggi le molte esperienze positive meriterebbero di essere conosciute e valorizzate, e le loro progettualità condivise e trasferite.

E' comprensibile che l'obbligatorietà dell'alternanza scuola-lavoro possa essere sentita come un onere ulteriore da parte dei docenti, soprattutto in fase di prima attuazione. La sensazione, tuttavia, è che in larga parte di stia diffondendo all'interno della scuola una visione dell'impresa quale bacino culturale, luogo di apprendimento, che può aiutare a scoprire il gusto di conoscere, di formarsi un pensiero operante, dove il sapere e il saper fare possano produrre effetti sinergici per migliorare il proprio percorso professionale e di vita. Possiamo dire che oggi sta maturando una svolta culturale che sta producendo cambiamenti didattici ed organizzativi. Molto dipenderà anche dalla capacità dei docenti di saper affrontare un cambiamento che certamente non è semplice da gestire ma possibile, come dimostrano le esperienze realizzate. 

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COMMENTI
15/09/2016 - Fuori tempo (Franco Labella)

Reputo l'intervento del dott. Gotti caratterizzato da una serie di affermazioni, giuste, condivibili, di principio, che però ha un limite temporale: siamo al secondo anno di applicazione, non all'anno zero. Se dal suo osservatorio (limitato) lombardo ha dei dati che incoraggiano il suo ottimismo, suggerirei al dott. Gotti di allargare l'orizzonte e procurarsi, se disponibili, dati nazionali. Non mi pare che quest'anno ci sia stata la corsa delle imprese (sorvolo sulle ragioni di questo perchè magari potrebbe sembrare non significativo in un orizzonte temporale lungo)e non mi pare che si sia modificata la logica iniziale di "do ut des" che anche a livello confindustriale era stata delineata. Se Gotti invita a concretezza, con i dati concreti ci si confronta. Il resto, con tutto il rispetto, corrisponde ad una visione stereotipata del ruolo e delle visioni degli insegnanti e bene ha fatto il collega Zappa a chiarirlo con incisività nel suo commento. E di questo (degli stereotipi), personalmente, ho le tasche piene. Piuttosto posso chiedere a Gotti se nella sua ampia visione trova ragionevole curricola privi di nozioni di carattere giuridico ed economico? Cultura d'impresa senza questo? Turisti fai da te? No Alpitour...

 
14/09/2016 - Precisiamo (gianluca zappa)

Caro Gotti, grazie prima di tutto per l’attenzione dimostrata verso le mie argomentazioni. Lei però vi vede una chiusura rispetto all’alternanza scuola-lavoro che in realtà non c’è. C’è invece un’aspra critica nei confronti di come è stata avviata e perfino di come è stata pensata. Del resto anche lei nel suo articolo rileva che: 1- modalità burocratiche e centralistiche non ne hanno aiutato l’attuazione; 2- l’introduzione ritardata non ha di certo favorito la programmazione; 3- un esame di stato ancora da riformare (come? E quando?) confligge con il provvedimento stesso. Ce n’è abbastanza per dirci con franchezza che qualcosa di buono è stato fatto male. Lei non sottolinea, cercando tra le mie argomentazioni, il fatto che è stato pensato un monte ore eccessivo per questa attività. Ecco un altro sbaglio. Ma poi, come fanno alternanza scuola-lavoro gli studenti che svolgono uno stage annuale all’estero? Mistero assoluto. Intanto una prima rilevazione di dati dice che il 55% degli studenti ha fatto alternanza scuola lavoro col lavoro simulato, pratica che, se può essere utile (ma che, ad esempio, coinvolgendo il gruppo classe non mette il singolo in contatto diretto col mondo del lavoro e le sue difficoltà), dovrebbe comunque avere un impatto molto minore, dovrebbe essere una risorsa in più. Invece, di fatto, si sta sovrapponendo alla didattica e addirittura la sta scalzando. Allora, posso essere d’accordo con tutto quello che lei dice, ma la realtà dei fatti è quella di un pasticciaccio all’italiana. Ed è precisamente questo che s’intende denunciare, anche perché il mondo della scuola (cioè gli esseri umani che vi lavorano) è stanco di esperimenti gestiti così.